Capisci che la crisi è grave quando ti ritrovi a camminare per Milano di notte con un maglione, i leggings e le Dr.martens, mentre il tuo migliore amico ti racconta la sua voglia di famiglia e paternità…
Sì. Sono andata alla conferenza stampa della mostra di Enrico Baj alla Fondazione Marconi (alla presenza di Gillo Dorfles) con le Dr Martens. Ehm, no, le macchie ataviche di fango non erano venute via, nonostante ci avessi provato. Ok, sì. avevo anche alle orecchie le barre da piercing di lunghezze molto poco bon ton. E sapeto cosa vi dico? Messa così mi sentivo totalmente a mio agio. Tanto che ho mangiato almento trenta pasticcini alla facciazza di tutti i presenti, molto borghesi - facilmente intuibile anche dal luogo della mostra.
Nel caso vi interessasse, ho preso il tram al contrario, e quando me ne sono accorta, ormai in ritardissimo, ho fatto Indiana Jones in Piazza della Repubblica, correndo come una matta su e giu, perchè, naturalmente, il 33 nella direzione giusta non è mai passato.
Postilla al post precedente
Alla fermata dell’autobus, all’andata, due signore sulla sessantina, guardando le mie calzature, a voce neanche troppo bassa, hanno commentato tra loro:” io non so come facciano ad andare in giro con quelle scarpe lì, ma se devi stare in giro tutto il giorno mettiti un bel paio di scarpe basse, comode, non quelle cose…”. Al momento ero ancora nel Kate Moss mood, e le ho congelate entrambe con un’occhiata al mascara Chanel. Probabilmente il loro era un’anatema… je possino…
Amo le giornate tranquille.
Quindi, stamattina ho scritto la nuova recensione per Lobo, stavolta è toccato a David Lachapelle. Dopodichè, alle 13.30 sono partita con le mie Fornarina rosse per il colloqui da Care of (sì, quelli molto poco professionali della volta scorsa), probabilmente convinta che come interlocutore avrei avuto Stefano Accorsi. Invece no, davanti a me c’era Chiara Agnello, e neanche una sedia libera in tutta la galleria - abbiamo parlato appoggiate all’installazione di Zimmerfrei -> MOSTRA STUPENDA! Tutta incentrata su Milano e le sue storie, con tanto di colonna sonora degli Afterhours. Il tutto è durato circa mezz’ora, quindi, alle 15.45 ero già a zonzo per Milano, dato che l’inaugurazione di Chewing Gum Man era solo alle 18. Ho camminato in stile top model fino a 10 Corso Como, preso la metro, e portato i miei piedini di rosso calzati fino alla Rinascente. Qui il delirio, alberi e palline ovunque, persino Chris Martin che cantava Have yourself a merry little Christmas sulle scale mobili, fatto sta che improvvisamente le mie estremità hanno cominciato a ribellarsi, lanciando staffilate di dolore tra le cinture di Gucci e i portafogli di Vuitton. Neanche cospargermi di Mitsouko è servito ad anestetizzare il male terribile. In compenso, è perfettamente riuscito nel trasformarmi in mia nonna. Comunque, da vera stoica, ho continuato a camminare, trascinando le mie terga doloranti per tutta via Montenapoleone, non ho neanche capito cosa ci fosse nelle vetrine, l’unica cosa che mi ricordo di questa via crucis erano le scarpe esposte da Prada, di vernice azzurra, decine di paia abbinate ad altrettante scatole, il cui pantone tendeva a un tono leggermente diverso da quello del pellame tale da produrre in me un fastidio ulteriore. Ormai giunta davanti ad Armani, non ho resistito, e mi sono lanciata a peso morto su una panchina. Ma la meta era ancora lontana, in via dei fiori chiari. Mi sono rialzata, e per tutta via Borgonuovo a ogni passo mi sono ripetuta “non fa male, non fa male”. Stringendo i denti, sono arrivata fino alle seggiole davanti all’aula 44 dell’Accademia. Erano ormai le 18, vale a dire 4 ore e mezza da quando ero uscita di casa, 4 lunghissime ore di deambulazione su tacco 10. Ma ormai ero lì, al traguardo, ce l’avevo fatta, un ultimo minimo sforzo, per raggiungere la Galleria L’Immagine. Ed eccomi lì! Applausi! C’era Jacopo da Chiuduno, Kate da Londra, e alla fine persino il Curatore! Naturalmente, per passare il livello c’era anche lì la difficoltà: la malefica scala stretta, trafficata e senza corrimano. E neanche una cassetta della frutta abbandonata per sedersi. Ma ce la posso fare, resisto. Ore 19.15, tempo di spostarmi di nuovo, fino a il Torchio. Ciò significa rifare tutta la strada fino alla metro, e poi arrivare dalla fermata di Porta Romana fino alla galleria. Più facile a dirsi che a farsi. Segno il nuovo record di quasi 20 minuti per fare via Borgonuovo, pensando seriamente almeno tre volte di togliermi le scarpe e proseguire senza. Scendo le scale non so come, trovo anche la forza di dare delle indicazioni a una signora che deve raggiungere piazza Duomo. Arrivo sulla banchina, e, provvidenzialmente, incontro Alice e la sua amica Geo. Quest’ultima mi dice che soffrire per un paio di scarpe così vale sicuramente la pena: era esattamente quello che volevo sentire. Riparto di slancio, tanto mentre aspetto la metro e durante il viaggio riesco a stare seduta. Al momento di scendere non mi sembra vero: il dolore è diminuito, riesco ad arrivare al Torchio senza sembrare uno di quei finti invalidi tipo Striscia la notizia. Quando a casa riesco a togliere le scarpette rosse sono ormai le 20.45. Significa 7 ore e un quarto consecutive e quasi tutte in piedi. Senza neanche una vescica, alla facciazza di Frida Giannini.


