Sabato, 14 Giugno 2008 at 1:08 pm (Life, Metropolis, Random, Veline e Calciatori)

Ieri ho guardato la partita seduta vicino a uno Spot-painting di Damien Hirst. Ciò non è bastato a placare l’italiano che c’è in me, e la cosa ha turbato persino due ragazzi polacchi - uno dei quali mi conosce alquanto - non avvezzi al tifo tricolore.

Detto questo, ho elaborato le prime due ordinanze che attuerò quando sarò dittatore comunista, mentre andavo a lavorare ieri:
1- Le persone al di sopra dei 65 anni, o comunque fuori dal mondo del lavoro, non potranno uscire di casa prima delle 11 di mattina, pena il riinvio coatto alla propria abitazione. Questo per evitare signore improperanti alle 9 per il fatto che il tram sia pieno di persone che devono andare in ufficio, o di studenti che devono andare a scuola - perchè cavolo loro non possono andare a fare la spesa un’ora dopo?
2- I musicisti, raggiungi i 40 anni di età, dovrano sottoporsi a una commissione che giudicherà la pateticità della loro produzione, ed eventualmente imporre il ritiro. In caso di approvazione, l’esame sarà ripetuto ogni due anni. Questo per evitare di sentire gli Afterhours cantare “Non sareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeebbebellooooooo/non farci piùù del maaaleeee”, pensando a Manuel nudo con corona di spine cantare “forse non è proprio legale sai/ma sei bella vestita di lividi…/lasciami leccare l’adrenalina”

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Mercoledì, 11 Giugno 2008 at 9:34 pm (Life, Metropolis, Music makes the people come together, Uncategorized)

Ci sono mattine che sanno di estate, come quella di oggi. E ti trovi sul tram, guardi fuori e non sembra la città che vedi tutte le mattine. L’ipod perennemente in random sceglie la tua canzone preferita, che diventa tale in que secondo perchè non potrebbe esserci colonna sonora migliore per il tuo viaggio. Così, inizia Death on the Stairs nella parte di Milano che sta diventando pian piano tua, perchè sono solo tre mesi che è entrata nella tua vita, e non sembra neanche Milano. I bar sono fermi a 50 anni fa, sembra Parigi, i tram sferragliano sul pavè rumorosi, tra insegne di metallo brunito e scritte in corsivo dorato. La voce di Pete entra sul ponte sopra la ferrovia, e qui sei convinta che quasi quasi sei oltre la manica, vicino a Camden.
Poi arriva via Farini, e con lei l’ufficio, ma ti stai ancora sfondando le orecchie con quella voce, la abbandoni solo davanti alla porta. E fuori dalla finestra diventa immediatamente grigio.

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Sabato, 7 Giugno 2008 at 9:29 pm (Friends will be friends, Life, Metropolis, Uncategorized)

Con quella faccia un po’così
quell’ espressione un po’così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova

Grandissimo pomeriggio passato al sole tra i vicoli zenesi con Alice e HH.

Erano secoli che non passavo una giornata così.

Grazie. Vi adoro.

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Viva l’Italia paese dell’arte, viva i suoi artisti tenuti in disparte…

Martedì, 18 Marzo 2008 at 1:48 pm (Io e l'arte, Life, Metropolis)

(..sì, sono in redazione, e scrivo sul blog… sì, cambio idea a tempo di record. Ho anche un portapenne e due stampers su tavolo, e allora??)

Era una pausa pranzo tranquilla, quando scorgo un articolo tra le pagine d’arte del NYTimes. Volete sapere cosa dicono di noi all’estero? Subito accontentati!

“Italy has become the basket case of Western Europe. So everybody says. This winter the government, chronically geriatric, fell for the umpteenth time. Decades of festering indecision caused rotting garbage to pile up in the streets of Naples.
But then there’s the contemporary art scene.
A museum is under construction in Rome, nicknamed Maxxi, designed by Zaha Hadid. A museum opened in Bologna called Mambo. The Prada Foundation bought an exhibition space in the south of Milan; Rem Koolhaas will be that architect. And in the north of Milan there’s Hangar Bicocca, devoted to gigantic installations; Anselm Kiefer’s, an awesome series of towers, has become a pilgrimage site.
In Naples, Madre, a contemporary museum, has a new place. So does the Maramotti family’s art collection.
More is happening in Turin. And Venice has recently turned its customs house over to the French billionaire François Pinault, to show off his collection.
“Foreigners feel free to make fun of Italy and complain that it’s creaky and corrupt,” said Lorcan O’Neill, a dealer who runs one of the best high-end galleries in town [Roma, Ndr]. “For whatever reason, they think it’s charming to insult Italians, never mind that then they go off and buy Prada, eat Italian food and covet Ferraris.” But, he adds, the state still thinks of culture in terms of antiquities, so that’s where the money goes.
“It’s medieval,” the veteran curator Germano Celant said. “All these different villages, city against city, museum against museum — every institution is a one-person project; otherwise nothing happens. There’s no structure, no official culture of expertise.”
Talk about accumulating a modern art collection out of the Venice Biennale — a ready-made source that could have produced a first-class museum — typically came to nothing.
So private collectors have been left to pick up the slack, for which they’re not really suited. The Italian tax system further burdens them.
Lia Rumma opened a gallery in Naples in 1971, then a second one in Milan 18 years later. She showed Minimalism and Conceptualism when they were nearly unknown here. She nurtured a coterie of young collectors.
“But the market can’t substitute for what really sustains artists, meaning museums, public support and recognition,” she said.
In Turin, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, oversees a foundation that has staged a variety of world-class shows. “When I started to collect and visited Germany and London,” she said, “I was shocked to see contemporary Italian artists who were nowhere to be found in Italy. The focus here on antiquity is a way not to be involved more in this moment. But I think things are changing.”
They clearly have changed in Turin. The Castello di Rivoli Museum of Contemporary Art now totals maybe 300 works, mostly large installations. Lothar Baumgarten has painted the walls of one room an electric blue and added bird feathers. Sol LeWitt did murals in another room. About 100,000 people visit each year.
“It’s only recently that people in Italy have begun to recognize contemporary art as a cultural value, which other countries use, for economic purposes,” Marcel Beccaria, the curator, said. “Italians have been slow to see there’s a whole economic world out there that rotates around it.”
But Turin is one case, Rome another. Pepi Marchetti Franchi, who manages Larry Gagosian’s new gallery here, said of Mr. Gagosian: “When he first saw Rome long ago, he fell in love with the city, and now he can afford to be extravagant, and he thinks artists he’s interested in will feel the same way about exhibiting here. It’s not for the market. There hardly is any market.”
Where Rome ends up will depend partly on Maxxi, the state’s modern art museum. A building is under construction. Anna Mattirolo, who has worked in the government arts administration for years, directs it. She said it had been tricky, over the years, getting Culture Ministry bureaucrats to approve contemporary acquisitions. But it has gotten better, she said.
“It’s our culture,” Ms. Mattirolo said. “There’s no point in fighting it. It’s impossible to say what will happen. All I know is that if we call great international artists and ask them to do exhibitions, they will come.”
She added, “This is Italy,” and shrugged.”

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Mercoledì, 30 Gennaio 2008 at 8:04 pm (Arbeit Macht Frei, Life, Metropolis, Walking in my shoes)

Sì. Sono andata alla conferenza stampa della mostra di Enrico Baj alla Fondazione Marconi (alla presenza di Gillo Dorfles) con le Dr Martens. Ehm, no, le macchie ataviche di fango non erano venute via, nonostante ci avessi provato. Ok, sì. avevo anche alle orecchie le barre da piercing di lunghezze molto poco bon ton. E sapeto cosa vi dico? Messa così mi sentivo totalmente a mio agio. Tanto che ho mangiato almento trenta pasticcini alla facciazza di tutti i presenti, molto borghesi - facilmente intuibile anche dal luogo della mostra.

Nel caso vi interessasse, ho preso il tram al contrario, e quando me ne sono accorta, ormai in ritardissimo, ho fatto Indiana Jones in Piazza della Repubblica, correndo come una matta su e giu, perchè, naturalmente, il 33 nella direzione giusta non è mai passato.

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Il 1995 è l’anno d’oro del Brit Pop

Martedì, 29 Gennaio 2008 at 9:38 am (Friends will be friends, Life, Metropolis, Music makes the people come together, Uncategorized)

Ieri sera, il compleanno di Euge ci ha regalato dei momenti degni di nota. Citerei per primo, la replica milanese di “Gigi il Troione” di fantozziana memoria, locus amenus in Viale Sarca dove solo Marco P può essere di casa.

Ma andiamo con ordine.

Non è che la mia tesi mi stai stressando, tutt’altro, sono proprio diventata monomaniaca. Non penso ad altro, non faccio altro, sono costantemente fissa su quel pensiero. Ma soprattutto molto sensibile a ogni riferimento esterno ad essa. Così, come sempre, ieri sera, appena salita in macchina, Virgin Radio parte con uno dei suoi momenti di nostalgia, e Paola Maugeri ci avvisa con la sua odiosa voce che “il 1995 è l’anno d’oro del Brit Pop”…ecco, appena un secondo prima stavo urlando come se mi stessero scuoiando per l’agitazione, beh in quel momento sono impazzita. Il tutto succedeva sotto gli occhi attoniti di HH,in piazzale Lodi. Una volta capito dove voleva arrivare la Maugeri con la sua presentazione, e finito il momento di delirio, la conseguenza non poteva che essere una: finestrini abbassati, volume della radio a 25 su 30, e Disco 2000 sulla circonvallazione. Come commentò HH “Così mi piace, il tamarro di Corsico, ma intellettuale”.

Arrivati a destinazione, scoperto con sgomento il fantastico ristorante che ci avrebbe rifocillato, giunto anche il festeggiato - naturalmente “a sorpresa”, e presa famigliarità con l’ambiente (se così si può chimare), ecco la cena. Il tutto democraticamente portato da loro, senza possibilità di scelta o ribellione, come in un vero soviet. Bis di primi con peperoncino con pasta, e spaghetti al ragù del mese prima. Secondo, piatto composito di: fetta di bon roll Aia, oliva ascolana senza oliva, spiedino con 4 mozziocni di wurstel di plastica carbonizzati, ala di pollo non meglio identificata come bollita, arrosto boh, costina alla griglia cotta nel 1917, patate alla cannella. Fortunatamente sono arrivati anche i contorni: insalata, pomodori, ma soprattutto cavolfiori bolliti. Wow. Last but not least, il dolce del festeggiato! Un panettone avanzato da Natale non si sa di quale anno!!

Ed è proprio durante lo smistamento delle fette di panettone che Euge guarda HH e gli dice “Sam, quel maglione potreste metterlo addosso solo tu e Damon Albarn”, provocando in me una convulsione.

A fine serata, si aggiunge alla simpatica compangia anche l’Ing.Kamagna, arrivato da piazza tricolore in bici a causa di una provocazione di Gorni, dopo un impegnativo slalom tra trans e spacciatori, probabilmente il motivo reale della scomparsa del pizzetto da suo viso.

Ok, su DeeJay TV stanno passando Supersonic degli Oasis. E’ ora di smettere.

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Giovedì, 24 Gennaio 2008 at 1:14 pm (Al rogo le Accademie!, Arbeit Macht Frei, Friends will be friends, Life, Metropolis, Uncategorized)

Guia parte al contrattacco.

Nella sottospecie, le mosse sono:

  • BBC on air tutto il giorno per allenare l’orecchio
  • Preparazione dell’intervista a Gordon Burn in tempi record
  • Mappe concettuali - che non ho idea di come si facciano perchè le odio - su tutto quello che ho scritto fin’ora
  • Lettura di vecchi classici come “lipstick traces” di Greil Marcus
  • Visione continuata di film manifesto come “Jubilee” di DerekJarman, “24 hours party people” di MichaelWinterbottom, “My beautiful laundrette” di StephenFrears
  • Rassegna stampa massiva e colonizzazione delle principali biblioteche milanesi
  • Lettura dell’Opera Omnia di Sergio Lepri per diventare una giornalista perfetta in meno di una settimana

Tutto questo, per riuscire a sfruttare il pavimento della stanza romana del mio migliore amico 6 novembre numero uno (quello numero due per ora si è limitato ad invitarmi a Wembley il 7 giugno per i Foo Fighters, approfittando della mia Londonmania, e a ripigliarmi da un delirio di portata titanica), che il 2 febbraio sarà abbandonata per il ritorno definito sotto il cielo meneghino.

Lo slittamento della tesi a giugno, oltre a danni morali e economici, ha portato con sè un’inaspettata voglia di fare… che probabilmente è facilmente spiegabile con un “ok, allora adesso vediamo chi ha ragione” per il Curatore “Fiumi di parole”.

Nel caso ve lo chiediate, NO, QUEST’ANNO NON VADO AD ARTEFIERA A BOLOGNA, perchè: non ho tempo, non mi interessa, ho mille modi migliori di spendere soldi per avere mal di piedi. E soprattutto, ho mal di Capitale, italiana o britannica che sia…

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Il giorno del Giudizio

Venerdì, 11 Gennaio 2008 at 9:17 am (Al rogo le Accademie!, Life, Metropolis, Tragedy!, Uncategorized)

Guardate fuori dalla finestra. Se abitate - o lavorate - a Milano, vedrete solo grigio, umidità, buio e tristezza. E’ questo l’ottimo presagio che mi ha accolto al risveglio stamattina. Giusto nel giorno in cui si farà il mio destino. Nel repertorio delle mie scaramanzie personali, questa cosa non è per niente buona.

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Giovedì, 15 Novembre 2007 at 11:00 pm (Arbeit Macht Frei, Io e l'arte, Life, Metropolis, Walking in my shoes)

Amo le giornate tranquille.

Quindi, stamattina ho scritto la nuova recensione per Lobo, stavolta è toccato a David Lachapelle. Dopodichè, alle 13.30 sono partita con le mie Fornarina rosse per il colloqui da Care of (sì, quelli molto poco professionali della volta scorsa), probabilmente convinta che come interlocutore avrei avuto Stefano Accorsi. Invece no, davanti a me c’era Chiara Agnello, e neanche una sedia libera in tutta la galleria - abbiamo parlato appoggiate all’installazione di Zimmerfrei -> MOSTRA STUPENDA! Tutta incentrata su Milano e le sue storie, con tanto di colonna sonora degli Afterhours. Il tutto è durato circa mezz’ora, quindi, alle 15.45 ero già a zonzo per Milano, dato che l’inaugurazione di Chewing Gum Man era solo alle 18. Ho camminato in stile top model fino a 10 Corso Como, preso la metro, e portato i miei piedini di rosso calzati fino alla Rinascente. Qui il delirio, alberi e palline ovunque, persino Chris Martin che cantava Have yourself a merry little Christmas sulle scale mobili, fatto sta che improvvisamente le mie estremità hanno cominciato a ribellarsi, lanciando staffilate di dolore tra le cinture di Gucci e i portafogli di Vuitton. Neanche cospargermi di Mitsouko è servito ad anestetizzare il male terribile. In compenso, è perfettamente riuscito nel trasformarmi in mia nonna. Comunque, da vera stoica, ho continuato a camminare, trascinando le mie terga doloranti per tutta via Montenapoleone, non ho neanche capito cosa ci fosse nelle vetrine, l’unica cosa che mi ricordo di questa via crucis erano le scarpe esposte da Prada, di vernice azzurra, decine di paia abbinate ad altrettante scatole, il cui pantone tendeva a un tono leggermente diverso da quello del pellame tale da produrre in me un fastidio ulteriore. Ormai giunta davanti ad Armani, non ho resistito, e mi sono lanciata a peso morto su una panchina. Ma la meta era ancora lontana, in via dei fiori chiari. Mi sono rialzata, e per tutta via Borgonuovo a ogni passo mi sono ripetuta “non fa male, non fa male”. Stringendo i denti, sono arrivata fino alle seggiole davanti all’aula 44 dell’Accademia. Erano ormai le 18, vale a dire 4 ore e mezza da quando ero uscita di casa, 4 lunghissime ore di deambulazione su tacco 10. Ma ormai ero lì, al traguardo, ce l’avevo fatta, un ultimo minimo sforzo, per raggiungere la Galleria L’Immagine. Ed eccomi lì! Applausi! C’era Jacopo da Chiuduno, Kate da Londra, e alla fine persino il Curatore! Naturalmente, per passare il livello c’era anche lì la difficoltà: la malefica scala stretta, trafficata e senza corrimano. E neanche una cassetta della frutta abbandonata per sedersi. Ma ce la posso fare, resisto. Ore 19.15, tempo di spostarmi di nuovo, fino a il Torchio. Ciò significa rifare tutta la strada fino alla metro, e poi arrivare dalla fermata di Porta Romana fino alla galleria. Più facile a dirsi che a farsi. Segno il nuovo record di quasi 20 minuti per fare via Borgonuovo, pensando seriamente almeno tre volte di togliermi le scarpe e proseguire senza. Scendo le scale non so come, trovo anche la forza di dare delle indicazioni a una signora che deve raggiungere piazza Duomo. Arrivo sulla banchina, e, provvidenzialmente, incontro Alice e la sua amica Geo. Quest’ultima mi dice che soffrire per un paio di scarpe così vale sicuramente la pena: era esattamente quello che volevo sentire. Riparto di slancio, tanto mentre aspetto la metro e durante il viaggio riesco a stare seduta. Al momento di scendere non mi sembra vero: il dolore è diminuito, riesco ad arrivare al Torchio senza sembrare uno di quei finti invalidi tipo Striscia la notizia. Quando a casa riesco a togliere le scarpette rosse sono ormai le 20.45. Significa 7 ore e un quarto consecutive e quasi tutte in piedi. Senza neanche una vescica, alla facciazza di Frida Giannini.

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Martedì, 13 Novembre 2007 at 2:35 pm (Arbeit Macht Frei, Life, Metropolis, Uncategorized)

Anche la seconda trasferta torinese ha dato i suoi frutti. Un giornata più tranquilla di sabato, piena di sole, e molto più costruttiva. La riunione per il restyling di MemoRandom sembrerebbe andata veramente a buon fine. Ma come sempre, quando c’è il Curatore di mezzo, è meglio non farsi troppe illusioni…

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