Strano ma vero, domani sera parto.
Solo 4 giorni, ma mi sembra una vita che non lascio questa città.
Parto con il buon proposito di sempre, che è quello di trasformarmi in una nuova Hemingway, riempiendo pagine e pagine di pensieri e appunti davanti al mare; che si trasformerà in quattro giorni di grigliate e casino.
Sono fuggita da Milano. L’unica cosa che mi distoglie dal passare a Santa Luce quasi tutta la mia vita è l’inesistenza dell’Adsl, che mi impedirebbe di lavorare. Ma forse è anche questo che la rende la tana ideale.
Sabato sono andata al mare. Come dice Ruggeri, il mare d’inverno è una sensazione impossibile da descrivere. Faceva freddissimo, l’acqua era calma, nonostante il gelo c’era il sole. Decadente. Meraviglioso.
E poi, di nuovo Milano, e i libri comprati su Amazon, il testo della galleria di Koeln, il nuovo contatto messenger di un artista, la raccomandazione su Linkedin, il messaggio su Facebook a un ragazzo visto una sera.
Lo Yin e lo Yang. I saggi dicono che ci vogliono entrambi. Ma l’equilibrio è lontano, in questo caso.
Il mare d’inverno
è solo un film in bianco e nero visto alla TV.
E verso l’interno
qualche nuvola dal cielo che si butta giù.
Sabbia bagnata,
una lettera che il vento sta portando via.
Punti invisibili rincorsi dai cani,
stanche parabole di vecchi gabbiani,
e io che rimango qui solo
a cercare un caffè.
Il mare d’inverno
è un concetto che il pensiero non considera.
E’ poco moderno,
è qualcosa che nessuno mai desidera.
Alberghi chiusi,
manifesti già sbiaditi di pubblicità.
Macchine tracciano solchi su strade
dove la pioggia d’estate non cade
e io che non riesco nemmeno
a parlare con me.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
Mare mare, non ti posso guardare così, perché
questo vento agita anche me
questo vento agita anche me.
Passerà il freddo
e la spiaggia lentamente si colorerà.
La radio e i giornali
e una musica banale si diffonderà.
Nuove avventure
discoteche illuminate piene di bugie.
Ma verso sera uno strano concerto
e un ombrellone che rimane aperto.
Mi tuffo perplesso in momenti
vissuti di già.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
Mare mare, non ti posso guardare così, perché
questo vento agita anche me
questo vento agita anche me.
Questo vento agita anche me
questo vento agita anche…
Ancora una volta ho chiuso per ferie senza avvisare.
A Santa Luce c’era il sole e 20 gradi, e abbiamo mangiato nel prato, e HH è finalmente riuscito a montare a cavallo - mentre io guardavo Verissimo perchè ok la vita bucolica, ma sempre donna sono.
Ho appeso delle fotografie nella mia stanza, è la prima volta in tutta la mia vita che lo faccio; foto scattate da me durante le mie peregrinazioni infinite - e non ce ne sono due che provengano dallo stesso posto finora! e ce n’è persino una della chiesa di Locate!
Poi, ieri sera alle 19 sono riapprodata a Opera, e non avevo ancora salutato HH che già stavo rispondendo al Leader Maximo per la prenotazione delle recensioni, e litigavo sul forum di Indie-Rock con Masterfire, e leggevo le tremila offerte di lavoro fuffa che mi sono arrivate.
C’è un sole sfigatissimo qua stamattina, non riesce neanche a scaldare attraverso i vetri delle finestre chiuse. L’unica cosa che mi salva è l’adsl inesistente. Altrimenti Milano, almeno per un po’, dovrebbe dimenticarsi di me…


