E mi dicono…

Lunedì, 12 Maggio 2008 at 5:44 pm (Arbeit Macht Frei, Cinematic, Life, Uncategorized)

… e forse è vero, che mi sto Ildiavolovestepradizzando.

Avete presente? Sfigata, secchiona e mal vestita che sogna di fare la giornalista, viene assunta nel giornale fichissimo e improvvisamente diventa bella, curata, magra e completamente vestita Chanel (ecco, in questo differiamo leggermente), porta agli amici telefonini Bang&Olufsen e makeup di marca, va a feste fichissime e viaggia per il mondo…

…ecco, magari quello è un po’ esagerato, ma non è troppo distante dalla mia vita. E, come Andy, mi terrei i vestiti Chanel per andare via da quell’inferno, ma per una ragione diversa dalla sua.

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Martedì, 5 Febbraio 2008 at 1:40 pm (Cinematic, Life, Yes it's fucking political)

Scommetto che se Silvio Muccino si chiamasse Romano Muccino al tg5 non verrebbe neanche nominato. Invece, si chiama come Lui, quindi l’infomazione pluralista e super partes dedica al giovane talento minuti e minuti per il suo nuovo film di San Valentino. Il servizio è secondo per lunghezza solo alla descrizione particolareggiata dei funerali di Mamma Rosa, ma non solo, anche la messa in suffragio a Milano, la messa in suffragio a Roma, a sepoltura al Monumentale - cimitero famosamente off limits per i comuni mortali.

Nonostante io ami il cinema italiano al punto tale da trascinare HH al corso per genitori di figli adolescenti della parrocchia solo per poter vedere (sì, ok, gratis) “Anche libero va bene” di Kim Rossi Stewart (anche lui attore prima che regista, anche lui al debutto alla regia, ma lui no, senza patata in bocca, senza sguardo da pesce lesso e senza frasi zuccherose), “Parlami d’amore” mi rifiuto di vederlo. E nonostante la connivenza del fratello minore con il complesso di inferiorità nei confronti di quello più grande, con Lui sia del tutto indipendente dalla sua volontà, ciò basta per rendermelo ancora meno interessante di prima.

Sì, sono vecchia, perchè mi piace lo sguardo da pervertito di Stefano Accorsi, quello tagliente di Kim Rossi Stewart, quello accomodante di Alessio Boni; e non gli occhietti azzurri da ragazzino cresciuto che ancora si fa le canne di Muccino, o quello da ragazzetto per bene di Vaporidis, detesto i loro film, i loro personaggi, il loro non spessore.

Ieri sera sono riuscita finalmente a vedere “Saturno Contro”. Gli uomini di Ferzan Ozpetek sono sempre bellissimi, profondi, splendidamente umani, contraddittori, complessi, anche quando scappano.

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Mercoledì, 21 Novembre 2007 at 10:39 am (Cinematic, Life, Uncategorized)

Ok, ok, Milla, lo ammetto, io e Fernanda Lessa sniffiamo insieme tutti i lunedì, tagliamo sul suo tavolino di Arman (che non è ARMANI), e per tirare usiamo l’unghia lunga del mignolo come ci ha insegnato la foto di David Lachapelle… nel frattempo suo marito addormenta la bimba cantando a squarciagola “Io sono il tuo dj” - e da questo tutti capiscono come mai lo relegano alle tastiere senza microfono. Ovviamente, la coca la porto io, nel tubetto del lipgloss di Dior finito, che nascondo nella tasca interna della mia Birkin di struzzo fuxia. Arrivare a casa loro è sempre un problema, perché parcheggiare la mia Hummer nel centro di Torino non è certo semplice. Qui a casa mia - anzi, dei miei - non li invito più, perché l’ultima volta, fattissimi, sono inciampati sullo scalone, facendo crollare il Warhol dalla parete, un danno irreparabile.

Scherzi a parte. Quando Boosta mi ha detto quella cosa, sinceramente, dentro di me sono scoppiata in una risata fragorosa. Poi ci ho pensato, e mi sono detta: perché una ragazza bella e famosa deve essere per forza una gallina senza cervello? Io non la conosco, non posso giudicare. E allora, invece di fare all’italiana, dove la presunzione di innocenza non esiste, esiste solo quella di colpevolezza, io voglio crederci. E poi, al massimo, ravvedermi.

Ieri sera, per riprendermi dallo scoramento della giornata, la doppia coppia io e HH+La Ve e Pippo si è recata al cinema per una serata all’insegna dell’impegno civile. La pellicola prescelta è stata “Die Hard: vivere o morire”. Due ore, per un totale di circa 18 parole, 30 esplosioni, un appartamento sventrato, un elicottero abbattuto lanciando una macchina a tutta velocità su un casello autostradale che facesse da rampa, e un f35 che rincorre un camion sul livello inferiore di un’autostrada a carreggiate sovrapposte. Un’opera da Oscar, con dei picchi di trash talmente alti che, facendo il giro, arriva al cinema politico polacco.

Ora, sono già tornata in modalità Bevitrice di Assenzio di Degas, con un computer al posto del bicchiere…

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Martedì, 6 Novembre 2007 at 11:11 am (Cinematic, Life, Uncategorized)

Ieri sera ho finalmente visto Il diavolo veste Prada. Carino, anche se come al solito, tutte le descrizioni che ho sempre sentito del film non avevano minimamente capito il senso della storia.

A tutti coloro che se lo chiedono: sì, lavorare per il Curatore è come lavorare per Miranda Priestley; sì; anche io sogno di fare la giornalista; sì, anche i miei amici non sanno cosa sia un telefono B&O ma fortunatamente non pensano di me che sia una sciacquetta solo perchè uso borse di Gucci; no, non ho una collana Chanel diversa ogni giorno; no, il mio fidanzato ha molta più roba firmata di me [hehehe perché gliela faccio comprare io! - ma anche e soprattutto perché gli piace.

Ok, oggi mi tocca lavorare…

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10 buone ragioni per correre a vedere Ratatouille

Giovedì, 18 Ottobre 2007 at 10:55 am (Cinematic, Uncategorized)

  1. Perchè già solo il cortometraggio che proiettano prima del film varrebbe da solo il costo del biglietto
  2. Perchè finalmente si ride con un film bello, sano e intelligente
  3. Perchè, nonostante aver sempre tifato Dreamworks, quelli della Pixar ne sanno a pacchi
  4. Perchè chi ama la cucina non può che rimanere a bocca aperta davanti a quelle animazioni
  5. Perchè il gap generazionale può essere sconfitto con un po’ di determinazione
  6. Perchè le espressioni del musetto di Remy sono impagabili
  7. Perchè Anton Ego sembra Franco Battiato
  8. Perchè tout le monde peut cuisiner
  9. Perchè sono talmente dei geni, che per il trailer usano scene magnifiche che nel film non compaiono, e te lo gusti tutto
  10. Perchè il cuoco cattivo si chiama Skinner, come un certo preside…

Fuori concorso… perchè Paris c’est Paris

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Lunedì, 24 Settembre 2007 at 9:55 pm (Cinematic, Io e l'arte, Life, Uncategorized) (, , , , , )

Il weekend ha visto il mio rientro nel mondo dell’arte contemporanea, e la mattinata di oggi tragicamente nel mondo del lavoro. Ma procediamo per ordine.

Non sono mai stata una fan di START, soprattutto da quando nell’universo delle inaugurazioni è stato dichiarato fuori moda il buffet. Tuttavia, questa volta era proprio l’inizio della stagione, erano mesi che Milano giaceva in letargo, e quindi, mi è toccato. O meglio, ci è toccato, perchè Happy Hippo, ovviamente, mi ha seguito in tutte le peggio cose.

L’inizio è stato procacciato da Zanchetti nella persona fisica della Ponga, la quale ha proposto l’incontro con Fabio Mauri alla Galleria Milano,ore 17. Le premesse non sono delle migliori, dato che la strada della galleria è stata bloccata tutto il giorno a causa di un allarme bomba per un pacco abbandonato. Fatto brillare il finto ordigno e ristabilita la situazione di calma, eccoci qui, seduti ad ascoltare il simpaticissimo Fabio Mauri, simpatico come tutti i concettuali, che piuttosto di dirti una buona parola si farebbero prendere a sprangate sui denti, convinto di essere il solo al mondo ad aver capito il vero significato dell’arte. Parte dalle sue installazioni del 1957. Alle 18.50 e al 1977, dopo che già Zanchetti aveva abbandonato la sala, anche noi lasciamo sconfitti, sapendo di non poter sopportare altri 30 anni di opere.
Iniziamo il giro lanciato di gallerie: Ashley Reid alla Nowhere Gallery; pareti bianche da Suzy Shammah (che lei stava abilmente vendendo a un signore in camicia Burberry’s (la stessa che HH aveva provato il giorno prima al Salvagente)); Photology, con una mostra molto interessante di Claudio Abate; Marco Cingolani da Antonio Colombo (che schifo la mostra, ma che figo il figlio indie di Antonio Colombo!); e infine Marzia Migliora da Lia Rumma. Sono ormai le 19,30 e non abbiamo cenato, e neanche ceneremo, visto che dobbiamo arrivare alla Fiera a Rho, per il concerto per i Beatles con Jarvis Cocker. In tangenziale c’è un casino incredibile, voglia del concerto zero, ma soprattutto FAME! Comunque partiamo… Arrivati all’altezza di Rozzano, un donut rosa mette fine a tutti i nostri buoni propositi intellettuali. Ed eccoci al Medusa, a mangiare Falafel e Hummus con in tasca i biglietti per il film di Simpsons. Che a dire la verità avrebbe potuto essere meglio, gli episodi, forse anche per la durata minore, regalano spunti migliori. Ma Spider Pork vale da solo i 7,5€ del biglietto. Da notare il fatto che io ridessi a battute che nessuno capiva (naturalmente) e che i momenti di maggior divertimento per gli altri non mi tangessero minimamente.

Così, finisce il venerdì. Il sabato è tranquillo, praticamente abbiamo solo dormito e fatto la spesa. MA… alle 21 (dopo la pizza con le cipolle di Jack) arriva un messaggio della Ve, lei e Pippo stanno andando alla festa di Start (di cui anche noi avevamo gli inviti ma che avevamo tranquillamente cancellato dall’agenda). Quindi, direzione Triennale Bovisa. La festa è strana, c’è un po’ di gente, ma nessuno di noto. Beviamo qualcosa, ma a mezzanotte e mezza abbandoniamo. Non prima di esserci messi d’accordo per il giorno dopo, per prendere il trenino dell’ammòre, ovvero le navette di start, che portano gli amanti dell’arte in tre itinerari guidati tra le gallerie dell’associazione.

Ebbene sì, proviamo anche queste. Io e HH tranquilli, scegliamo quella delle 17, quindi ci concediamo comodamente Verissimo sul divano quando… La Ve, che stoicamente aveva deciso di prendere tutti e tre i mezzi, ci avvisa che quasi non c’è più posto (sono le 15) e che prende lei i biglietti anche per noi, per l’itinerario a Lambrate. Alle 17 siamo puntuali in piazza Oberdan, pronti per il giro. 17.15, la navetta non si vede, ma una voce mi chiama. E’ la ragazza al gazebo dei biglietti, che mi conosce (perchè io non ho idea ancora adesso di chi sia -> non ce la posso fare!) perchè siamo andate in gita insieme in Svizzera l’ultimo anno di università. Mi racconta del lavoro da schiavi per Start, di come il comune faccia di tutto per ostacolare queste iniziative non concedendo i patrocini e le sponsorizzazioni, e per questo le cose si possono fare solo in piccolo, e infatti la gente si picchiava per salire sui pullmini. Arrivano le 17.30, ma la navetta ancora non c’è. Finalmente, dopo altri 10 minuti, arriva. Naturalmente noi siamo il turno sfigato, e dobbiamo tagliare metà del percorso per ritornare in tempo. Vediamo comunque tutte le gallerie di via ventura, finalmente, che non eravamo mai riusciti a visitare: De Carlo (che ha in mostra un artista cinese, che fa molto trendy; Zero, prossima al trasloco, che ha approfittato dello spostamento per demolire completamente la galleria; Minini, come sempre in punta di piedi, con le sue artiste pulite e educate, e Klerkx. Sono anche oggi ormai le 19, e scappiamo a casa (nonostante da Zonca&Zonca ci dicono sia allestito un buffet strepitoso), perchè alla tartare di Luha non si comanda.

E si arriva a stamattina, alla vernice stampa della mostra di Vivienne Westwood a Palazzo Reale, per la quale avevo ricevuto un invito via email, al cui ufficio stampa avevo confermato l’accredito. Si sa che le signorine degli uffici stampa non sono propriamente simpatiche, che probabilmente non hanno molte frequentazioni maschili, e che spesso pensano di controllare l’universo mondo. Ma oggi hanno esagerato. Ok, io non scrivo per il prestigiosissimo Flash Art, o per il benemerito Corriere della Sera, ma il mio lavoro lo faccio, e bene, e molto più seriamente di molte persone che invece siedono nelle alte sfere.
Quindi, mi avvicino al tavolo degli accrediti stampa, e porgo il mio biglietto da visita, su cui campeggia a tutto campo il logo della mia testata, l’indirizzo del sito, il mio nome e tutti i miei recapiti. A prova di imbecille. A scanso di equivoci dico alla signorina che dovrei essere sulla lista accrediti. La giovane porge il mio biglietto alla sua capa, dicendole della lista, e la grande faccia di culo risponde “non è vero, ma va bene”. Io mi stavo già allontanando, ma sentendo quelle parole mi sono rifiondata al tavolo, e con aria assai stizzita, ho replicato alla signora “mi avete mandato l’invito elettronico, e io ho confermato la presenza”. Lì, la tipa trasale, e chiedendo il nome della testata - perchè leggerla evidentemente era troppo difficile, dice “ah, sì, è vero…”. già, è vero. Perchè mai dovrei mentire su una cosa così? Comunque, sono superiore, e invece si accalcarmi al tavolo della colazione, mi siedo nella sala stampa. Accanto a me, un paio di signore veterane del giornalismo di moda, che mi chiedono del mio giornale e della mia carriera, e con cui chiacchieriamo di Viv e ddell’assessore. Alle 9 puntuali, Vivienne Westwood arriva, splendida come sempre. Si siede, ma bisogna aspettare Sgarbi per iniziare. Il quale si presenta alle 9.45, dicendo che voleva dormire, pensando che non si sarebbe presentato nessuno, dato che la mostra era stata presentata venerdì in occasione dell’inizio della settimana della moda. Sempre rispettoso del lavoro degli altri, l’assessore. Comincia il suo discorso, facendo squallide battute sulla sessualità di Formigoni e della Santanchè, poi della Moratti, citando come sempre Arte e Omosessualità, e finendo con il consueto panegirico sulla sua personale genialità e il grande contributo che ha dato in prima persona alla mostra. Vivienne, che capisce perfettamente l’italiano, avendo il quartier generale proprio qui a Milano, lo guarda schifata. Finalmente finisce la conferenza, cominciano a distribuire i cataloghi. Provo a chiederne uno - cosa che faccio sempre. Faccia di culo mi guarda come se le stessi rubando qualcosa, e mi risponde “Assolutamente no, è solo per i quotidiani”. Che poi, voglio dire, un sito specializzato ha un determinato target di lettori, che sicuramente non mette le pagine d’arte del quotidiano sul fondo della lettiera del gatto, come il 90% dei lettori. Vabbè, niente catalogo, inizia il giro guidato alla mostra con Queen Viv che spiega. Ma non può fare un passo che i fotografi e i cameraman non le stiano a 4 centimetri. Ha 66 anni, e la voce è quella che è, tra microfoni e operatori non si riesce ad avvicinarsi e non si sente assolutamente nulla. Anzi, appena si trova uno spiraglio, uno degli educatissimo fotografi ti insulta perchè impalli l’inquadratura, come se noi fossimo lì a giocare, e non a lavorare come loro. Ok. Dopo stamattina non ho più bisogno di andare in Giappone per diventare zen. Finisce grazie a Dio anche il giro, è il momento delle interviste one-on-one. Ovviamente, di poterle fare qualche domanda non se ne parla, qui l’accesso è ristretto addirittura alle televisioni nazionali. Rimango comunque, per ascoltare le cose che dice agli altri, ma non si riesce, bisogna stare alla larga. Non demordo. Rimango, e mi siedo sconsolata nella sala stampa per guardare da lontano. Mi giro, e seduta accanto a me c’è Silvia Toffanin, lì per Nonsolomoda. Un’altra ragazza lì sconsolata comincia a parlarle, e iniziamo a conversare. E’ molto gentile, veramente easy, parla tranquillamente senza tirarsela, ci dice anche come fare per mandare un curriculum a Verissimo, ci spiega della ricerca della fotografia molto curata nei servizi di Nonsolomoda e ci confida che se il simpaticissimo entourage della Westwood non le fa fare l’intervista dove hanno scelto, riciclano senza problemi un’intervista vecchia fatta a Londra. E’ una grande. Ormai sono le 11.30, le situazione non si sblocca. Me ne vado.
Scendo nel cortile per uscire, quando noto del movimento all’ingresso della mostra di David Lachapelle. La data di apertura è domani. Vuoi vedere che… E infatti, a mezzogiorno, press conference della mostra! Perche se errare è umano ma perseverare diabolico, io ora ho coda e cornini! Risalgo nella maledetta sala delle otto colonne infami: c’è ancora la Westwood che sta finendo un’intervista. Aspetto, come sempre, e appena conclude, mi avvicino, le chiedo di autografarmi la locandina, e la saluto, alla faccia di Fasadichiulo. Nel frattempo, il tavolo degli accrediti è stato smantellato, e gli inservienti hanno portate le brioches avanzate dalla colazione! Grande festa, quelle al cioccolato sono stupende. Mentre mastico, arrivano Pol e Davide, e si ricomincia da capo con il caro David Lachapelle. Della serie, l’abito non fa il monaco. Io, ok, sembro molto più giovane della mia età. E Pol ha i dreadlocks e un piercing al labbro inferiore. La scena è la stessa di prima, sembra sempre che stiamo rubando qualcosa. Questa volta i cataloghi sono solo per le testate nazionali. Che poi, voglio dire, un sito internet è accessibile da tutto il mondo…
Sgarbi, non ci possiamo credere, dice esattamente le stesse cose di prima, non curandosi del fatto che le persone presenti sono le stesse, e da gran signore tiene a sottolineare che lo slittamento della mostra di sei mesi non è colpa dell’assessorato ma dell’artista che ha voluto più tempo. Lachapelle arriva in ritardo, perchè la sera prima aveva organizzato un megafestone. Anche lui è disponibilissimo, a riprova che tutte le dicerie sugli artisti sono artefatte alla perfezione dagli uffici stampa. La Conferenza dura poco, e scendiamo per vedere la mostra. Ma a metà dello scalone mi accorgo di aver dimenticato il maglione in sala. Torno su di corsa, non c’è quasi più nessuno, e ne approfitto per farmi autografare anche la cartella stampa da David, che mi ringrazia per avergli chiesto di farlo.

C’è da dire che entrambe le mostre sono assolutamente da vedere, al di là di tutte le polemiche. Interessanti, con un congruo numero di opere e bene allestite, ma soprattutto interessanti, cosa rara di questi tempi a Milano.

E domani si ricomincia…

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Brain drain, cervello in fuga (il mio)…

Sabato, 16 Giugno 2007 at 10:21 pm (Al rogo le Accademie!, Cinematic, Life, Uncategorized)

Dunque, l’ultimo post risale al 12 giugno e parla di Mtv…oggi ne abbiamo 16, ma quei quattro giorni in mezzo proprio non riesco a ricordarmeli..

Mi ricordo che giovedì sono andata a Brera di mattina, perchè qualcuno dal cielo ha posato una mano su di me, e casualmente mi ha portato nel posto giusto al momento giusto: vale a dire, a consegnare a Ballo il decoupage del film (che ha occupato tutti i giorni prima) proprio nel momento in cui si decidevano le date d’esame, facendomi vincere una posizione privilegiata.
Dopo questo, ho raggiunto mia mamma da treequattrosette, comprato l’ennesimo vestitino, mangiato da McDonalds, e aspettato Happy Hippo mezz’ora davanti a Viafarini, dopo aver mandato sms a tutta Milano per sapere l’orario di apertura della galleria.
Mentre visitavo la mostra, è sopraggiunta Alice, portata per puro caso in Via Farini dalla moto del Curatore, il quale, giubbotto azzurro cielo e moto arancione, ha dimostrato come al solito di essere un curatore solo sulla carta.

Il ricordo seguente è di venerdì: appuntamento ore 13 con i membri del forum di indie-rock per la premiere di Anton Corbijn al Plinius. Arrivo presto, il Plinius è chiuso; arriva Cris, presentazione di rito, e una gentile signorina ci avvisa che la proiezione è stata spostata, pressochè dall’altra parte di Milano. Segue fuga in macchina verso il nuovo cinema con Cris, viaggio in metro, corsa, arrivo con solo 20 minuti di ritardo, e poi ho un vuoto: mi ricordo solo di aver guardato il ragazzo che avevo conosciuto mezz’ora prima e di avergli detto: “non ho il portafogli e devo partire”. Evidentemente ha pagato lui il mio biglietto, perchè correndogli dietro sono arrivata in sala, strapiena, e ho visto finalmente visto “Control”, il biopic di Anton Corbijn su Ian Curtis: mazzata nello stomaco incredibile, per tutto il pomeriggio non capivo se le scene del film fossero ricordi che ho vissuto o solo finzione.
Dopo la proiezione ho salutato Cris, in evidente debito con lui di 7€, e sotto la pioggia, senza ombrello, ho camminato fino a Brera, il che deve aver contribuito alla mia immedesimazione nella vita dei Joy Division. Ho assistito incosciente a una lezione del Demente, ho anche partecipato attivamente al lavoro di gruppo, dopodichè sono veramente partita per Santa Luce, con mio padre.

Sono stata a Santa Luce meno di 24 ore, il tempo di comprare il divano letto, decidere il colore delle pareti della mia stanza, pulire un bagno e fare e disfare in modo del tutto dada due letti. Poi, siamo tornati, stabilendo il record assoluto di due ore di viaggio .

Al ritorno, ho trovato in casella un’email del Curatore con scritta una cosa che non capisco…ma probabilmente non è colpa sua…

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It’s rock ‘n’ roll, yeah!

Mercoledì, 31 Gennaio 2007 at 11:26 am (Cinematic, Uncategorized)

Abitare in provincia, nonostante il mio odio, ha anche i suoi pro. Ad esempio, ieri sera, al cinema di Opera, ho potuto vedere MARIE ANTOINETTE di Sofia Coppola.

Che dire? Stupendo. A partire dalla grafica scelta, la ripresa quella di Never Mind the Bollocks here the Sex Pistol’s creata da Jamie Reid nel ‘73. Stupendo gli abiti, le migliaia di scarpe disegnate apposta da Manolo Blahnik (con in mezzo le famose All Star azzurre), stupendi i dolci e le portate.
Kirsten Dunst è perfetta, anche per una scelta registica non semplice, che è quella di ridurre i dialoghi al minimo per giocare il film sull’espressione e sulla mimica facciale. Il risultato è ottimo, tutto il film trasuda dell’inadeguatezza della coppia reale, troppo giovane per regnare e troppo giovane per condurre un menage famigliare; la regina è un’adolescente che ama le feste e i vestiti, e sperpera il denaro di stato per rifare il giardino di Versaille - ma come non amarla?
E come non amare Sofia Coppola, che fa ballare il minuetto sulle note di Aphex Twin e Squarepusher, fa sfociare le passioni amorose della giovane reale con gli Strokes, e sceglie New Order e Siouxsie per le parti più dark e malinconiche della pellicola.

Young hearts run free.

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