Sdoppiatemi in quattro, vi prego, e mentre i cloni si dividono tra redazione, galleria e ikea/metro per l’ufficio, mandatemi a lavorare da Vanity Fair.
Chi non muore si rivede…
Ieri sera, il buon Lele mi ha fatto notare che è passato quasi un mese dall’ultimo aggiornamento. Ha ragione, in realtà stavo pensando di far scattare davvero la cifra tonda, ma alla fine, non ho resistito.
Inizio ringraziando “mi conosci” per le parole lasciate dopo questo post, e anche per l’alta considerazione del mio aspetto fisico. Ma soprattutto lo esorto a firmare i suoi commenti, altrimenti posso liberamente pensare che sia un cretino.
Dunque.
Parto dalla fine. Ovvero, 5 buone ragioni per cui gli Ultima faranno molto parlare di loro:
- Perchè suonano come Carmen Consoli che, dopo essere diventata uomo, si fidanza con Giuliano dei Negramaro e diventa cantante dei Subsonica.
- Perchè il cantante è un Chris Martin de noartri.
- Perchè si sente che sono quasi vicini di casa degli 883 - e quelli della mia generazione sanno cosa vuol dire
- Perchè nel gruppo ce n’è uno per ogni gusto.
- Perchè la copertina del CD l’ha fatta un mio amico, anche se stampata rende meno che a video.
La settimana scorsa mi sono rimessa a fotografare. La spinta per ricominciare è venuta dalla trasferta bolzanese con la famiglia Conduits, trasformatasi da partecipazione a Kunstart in un infinito backstage dei Libertines, che rimarrà agli annali grazie a foto memorabili che da oggi potete trovare nel Fotolog. La mia Rebel 300D sta per andare in pensione…
E pensare che a Bolzano avevo ricominciato anche a scrivere…
La mia assenza ha visto anche un altro scudetto all’Inter, su cui non avrei scommesso fino al 45′ del 1° tempo dell’ultima giornata. Ma si sa, Pazza Inter Amala!
E mi dicono…
… e forse è vero, che mi sto Ildiavolovestepradizzando.
Avete presente? Sfigata, secchiona e mal vestita che sogna di fare la giornalista, viene assunta nel giornale fichissimo e improvvisamente diventa bella, curata, magra e completamente vestita Chanel (ecco, in questo differiamo leggermente), porta agli amici telefonini Bang&Olufsen e makeup di marca, va a feste fichissime e viaggia per il mondo…
…ecco, magari quello è un po’ esagerato, ma non è troppo distante dalla mia vita. E, come Andy, mi terrei i vestiti Chanel per andare via da quell’inferno, ma per una ragione diversa dalla sua.
Se è vero che Al Qaeda ha invocato la maledizione di Allah su Berlusconi, beh, io la invoco su colui che ha inventato il salone del mobile e il fuorisalone, trasformando per una settimana Milano in un buco di traffico e persone il cui unico interesse è mangiare gratis e rompere i maroni a chi dovrebbe lavorare.
Fondazione Prada, venerdì 18 aprile, inugurazione Nathalie Djurberg. Pioggia. Casino. Dentro, milioni di persone, mostra inavvicinabile. Suona un telefono (non mio): “pronto…sì, siamo da Prada…boh, una cosa una mostra… non lo so, Na-ta-li-bus-de-ng, rul-gem-b, boh, chissenefrega, ma tu vieni!”
Ecco, se anche voi vosti stati lì, come me, per lavoro, vi assicuro che la voglia di traformare l’ombrellino piegevole di h&m da 1,95€ in un’arma inconvenzionale sarebbe stata molto forte.
Anyway, Natalie Djurberg ne sa a pacchi, anche se dopo decenni che fa le stesse cose ha un po’ stufato. E la Fondazione Prada dovrebbe investire qualche euro in impianti di aerazione.
The infinite sadness…
In questo momento, avrei potuto avere al collo la mia gibson kramer bianca, e attivare lo Star Power mentre, da vera rock star, avrei inclinato il manico su una nota lunga.
Invece, per colpa dei maledetti dell’HP, il mio nuovo Guitar Hero III, tanto agognato e finalmente arrivato per il mio compleanno (ieri), non funziona. Mi hanno venduto un pc senza la scheda video che avrebbe invece dovuto avere. E ora ho voglia di uccidere.
Ne approfitterò quindi, per aggiornare il blog dopo 10 lunghi giorni in cui, di sera, il computer non ho neanche voglia di vederlo da lontano.
Dunque. In redazione, un evento triste come l’abbandono di Francesca ha fatto sì che io fossi rilasciata dallo stanzino, per guadagnare un ufficio in redazione, e una compagna di stanza, Babi. Finalmente conosco le persone con cui lavoro, parlo con qualcuno, riesco anche a socializzare in pausa pranzo. E, finalmente, ho capito che il lavoro di redattrice non fa per me.
In galleria, invece, va alla grande. Domenica abbiamo persino organizzato un pomeriggio di concerti. Io e Maciej facevano gli hot dog. Geniale. Quasi più quelli mangiati che quelli venduti. Fenomenale.
La stessa domenica, e qui drizzate le orecchie, le Treequattrosette hanno presentato la nuova collezione con una sfilata d’eccezione. Notevole era la modella che ha sfilato con l’abito di raso rosso (sì ero io…)… beh che dire…a parte che i vestiti questa volta sono veramente eccezionali, mi sono divertita da morire. Sono un’esibizionista, lo so… ma lo rifarei altre mile volte, soprattutto per loro - Anche se le chipie di Valeria erano troppo corte e troppo larghe, e quindi di un dolore incredibile.
Ieri, invece, era il mio compleanno, quest’ano dal motto “Gallina vecchia fa buon brodo”. Per la seconda volta consecutiva, le elezioni vesseranno i festeggiamenti, ma almeno non nel giorno degli scrutini.
Torno a piangere sulla chitarra non pluggata…
La sottile arte di tenere il piede in più scarpe
Non avendo mai firmato contratti di esclusiva con alcunchì, sto diventando una regina del doppio lavoro. Ma cosa dico, doppio? Triplo, quadruplo, quanti di più tanto meglio.
Così, se Tekenemedia continua a pubblicare le mie recensioni - di oggi quella di Francis Bacon - i professionalissimi redattori di Exibart stanno tentando un boicottaggio (perchè nessuno crede che tutte e 4 le mie recensioni, consegnate nell’arco del mese passato, siano finite nel vortice delle sovrapposizioni).
A dimostrare che l’italico modo del tutto contro tutti è sempre vivo, e che nessuno mai nel bel paese capirà che l’unione fa la forza. Neanche coloro che si fregiano del titolo di intellettuali.
Io, sinceramente, me ne frego.
Sono secoli che non aggiorno il blog… ma dalla redazione non mi va, anche perchè ho sempre la sensazione che qualcuno possa accedere al mio computer. Sono paranoica. Sì. Nascondo le penne con il gel perchè non voglio che me le rubino. Sì. Penso di avere la Sindrome dell’ultimo arrivato. Se non altro, i miei colleghi hanno iniziato a rivolgermi la parola. Sono anche stata”promossa”: dalla correzione di bozze, sono già arrivata alle news anonime per il sito.
Diverso, invece, in galleria. Lì sono molto più a mio agio, anche perchè la mia gallerista ha la mia età, le mie stesse passioni, i miei stessi gusti, e mi fa i complimenti quando metto le Dr. Martens. Cosa che non capitava dal 1998. Alla fine, lavorare a un sito, parlando in inglese e ascoltando Amy e Pete, è quello che ho sempre desiderato.
Naturalmente, oltre il lavoro ufficiale ho tutta una serie di articole già prenotati in precenza da scrivere. Dopo pause pranzo saltate, e nottate al computer, me ne sono rimasti solo due.
Ho anche avuto il tempo di curare una mostra, e dirigere e recitare in un evento per la multiculturalità delle donne, nel frattempo. Non mi sono neanche fatta mancare l’inaugurazione “tre metri sopra il cielo” dei pulcini.
Ora, sono da raccogliere con un cucchiaino. Meno male che il viola delle occhiaie si intona con il verde dei miei occhi. Ho passato tutta la giornata a dormire per cercare di recuperare.
Long time no hear… ne è passata di acqua sotto i ponti, e con una velocità pari a quella delle cascate del Niagara.
Nel giro di meno di 12 ore mi sono ritrovata con un lavoro fisso in una delle riviste d’arte più famose. Redazione di mattina (e potete vederne una testimonianza sul Fotolog), e galleria di pomeriggio - gestita dalla figlia del direttore.
Stamattina, primo giorno. Tanto vuota la mattinata, quanto delirante il pomeriggio, ma è meraviglioso.
Prima di tutto questo, avevo anche pubblicato una recensione su Lobo, la potete leggere qui, stavolta vale davvero la pena. E poi, la curatela della mostra del 12, l’evento multiculturale il 15… e oggi forse un altra esposizione con LSB.
Stakanovista fino in fondo. E pensare che, con la primavera, mi era tornata la voglia di uscire.
Art (panic) attack
Ieri sera, riunione plenaria degli Amicici al Moonshine per salutare per l’ennesima volta il transfugans che, dopo ben 4 giorni a Milano, riparte - questa volta per Bruxelles, a fare cosa ancora non abbiamo capito, ma lui dice che c’entra l’EC, e noi ci crediamo. Solito delirio, tra biscotti alla birra, blackberry, tisane e gambe immobilizzate.
Serata strana, soprattutto per la musica (Nirvana + Afterhours d’annata), che lascia quel misto di nostalgia e rabbia per cose/fatti/persone non che non ci sono più e non per colpa tua, ma del tempo, e degli altri che non riesci a capire e ti dà troppo fastidio.
Poi, stamattina, panico totale. Troppe cose tutte insieme, e poco definite: Cristiana che non si sente, Roma che non si sà, Exibart che mette l’ansia, la tesi che sta lì, l’evento del 15 marzo in contumacia, aiuto.


