Giovedì, 30 Ottobre 2008 at 11:13 am (Life, Yes it's fucking political)

Che la Riforma Gelmini e i tagli all’università e alla ricerca della finanziaria siano un problema immane, sia dal punto di vista sociale, sia culturale, è fuori da ogni dubbio. E non parlo delle facoltà da tre iscritti, figlie della Riforma Moratti, ma di quelle come la mia, con 1200 iscritti e tre docenti di disciplina base.

Il problema, come sempre, è il modo in cui si esprime il dissenso, la non accettazione, il non essere d’accordo. Le manifestazioni di piazza non hanno più senso, già da un po’, perchè tra il rimpallo di cifre, le bandiere che sventolano, e gli slogan, il problema VERO si perde dietro a milioni di speculazioni e strumentalizzazioni.

Io, oggi, lo sciopero generale della scuola l’avrei organizzato in modo diverso. Perchè, invece di scendere in piazza, oggi i professori non sono entrati in classe, e, al posto del programma canonico, non hanno parlato con i ragazzi, non li hanno messi nelle condizioni di acquisire gli strumenti per capire, perchè non hanno letto tutti quei testi fondamentali per la coscienza critica di un individuo, che nelle scuole non entrano neanche in fotografia? Perchè uno i Promessi Sposi smette di odiarli a 30 anni, ma i discorsi dei Kennedy, di Martin Luther King, di Gandhi, la Repubblica di Platone, i Ragazzi di vita di Pasolini, il suo diario del viaggio in India con Moravia e la Morante, i film di De Sica, possono aprire gli orizzonti di ragazzini di 15 e 17 anni. Senza poter essere inquinati da spranghe e manganelli, da divise antisommossa e bomber neri. L’ultimo faccia a faccia tra Kennedy e Nixon è stato pubblicato persino su Amica, che ho comprato all’aeroporto solo per il mascara di Dior in regalo (così faccio felice chi mi crede una London Party Girl incapace di pensare, e fatta solo di Kultura).

Io, al posto del crocifisso, nelle aule farei appendere una riproduzione della Guernica.

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