I veri appassionati di Xfactor - ma anche gli altri - non devono assolutamente perdersi la mia foto di oggi su Fotolog…
Perchè il Curatore sa veramente scrivere bene.
Vi consiglio di leggere il suo nuovo articolo per Linus. Poesia rara, oltre a grandi verità espresse.
Enjoy.

Aggiornare il bog una sola volta alla settimana non mi piace, anche perchè nel frattempo mi dimentico le cose che vorrei raccontare.
Ma farlo in redazione non mi va, e, di sera, la voglia di accendere il computer manca veramente.
Questa settimana, poi, a casa ci sono stata molto poco. Per fortuna. Sono riuscita a vedere un sacco di persone, che mancavano davvero da secoli.
Era tanto che non passavo un po’ di tempo con Matthew, e il fatto che ieri sia venuto a trovarmi in galleria, e che abbiamo parlato one on one come non succedeva da tempo immemore, mi ha veramente reso felice. Che poi sia arrivato anche quel fuori di Norman - il vicino rasta, poi, e anche HH, e improvvisamente la Conduits sembrasse lo Zelig, è un altro splendido discorso.
Era tanto anche che non vedevo la mia anima gemella, nonostante ci sentiamo mille volte al giorno. Ma spettegolare insieme a una mostra, non ha prezzo. Soprattutto se, all’inaugurazione, ci sono mille persone che conosci, come anche LSB e Babi (mia nuova collega), e come Aj, che sono mesi che cerchi di incontrarlo e non succede mai, e poi in una giornata capita ben due volte; e quindi saluti tutti, e sembra di essere a una festa di amici, più che a un’occasione formale.
A proposito di feste, Matthew si è laureato, e ha pensato bene festeggiare insieme a altri otto bocconiani in locale di tre metri quadrati, e pure arrivando un’ora e mezzo in ritardo. Ma lo amiamo anche per questo. Nonostante la folla insopportabile, la serata mi ha regalato, dopo almeno 5 anni, i due Gabrieli. Sempre loro, come al liceo, e ritrovarsi è sempre troppo bello. Soprattutto scoprire di avere una casa vicini per le vacanze. E dei ricordi che uno non penserebbe mai di riscoprire.
Chiude la parata, la cena dal lAndre, con Giudy, a base di polpettine vegetali e nachos microondati. Che poi, con loro, arriva l’una e neanche te ne accorgi, se non fosse che la mattina dopo devi andare a lavorare. Cosa che mi fa ancora alquanto spavento.
La sottile arte di tenere il piede in più scarpe
Non avendo mai firmato contratti di esclusiva con alcunchì, sto diventando una regina del doppio lavoro. Ma cosa dico, doppio? Triplo, quadruplo, quanti di più tanto meglio.
Così, se Tekenemedia continua a pubblicare le mie recensioni - di oggi quella di Francis Bacon - i professionalissimi redattori di Exibart stanno tentando un boicottaggio (perchè nessuno crede che tutte e 4 le mie recensioni, consegnate nell’arco del mese passato, siano finite nel vortice delle sovrapposizioni).
A dimostrare che l’italico modo del tutto contro tutti è sempre vivo, e che nessuno mai nel bel paese capirà che l’unione fa la forza. Neanche coloro che si fregiano del titolo di intellettuali.
Io, sinceramente, me ne frego.
Viva l’Italia paese dell’arte, viva i suoi artisti tenuti in disparte…
(..sì, sono in redazione, e scrivo sul blog… sì, cambio idea a tempo di record. Ho anche un portapenne e due stampers su tavolo, e allora??)
Era una pausa pranzo tranquilla, quando scorgo un articolo tra le pagine d’arte del NYTimes. Volete sapere cosa dicono di noi all’estero? Subito accontentati!
“Italy has become the basket case of Western Europe. So everybody says. This winter the government, chronically geriatric, fell for the umpteenth time. Decades of festering indecision caused rotting garbage to pile up in the streets of Naples.
But then there’s the contemporary art scene.
A museum is under construction in Rome, nicknamed Maxxi, designed by Zaha Hadid. A museum opened in Bologna called Mambo. The Prada Foundation bought an exhibition space in the south of Milan; Rem Koolhaas will be that architect. And in the north of Milan there’s Hangar Bicocca, devoted to gigantic installations; Anselm Kiefer’s, an awesome series of towers, has become a pilgrimage site.
In Naples, Madre, a contemporary museum, has a new place. So does the Maramotti family’s art collection.
More is happening in Turin. And Venice has recently turned its customs house over to the French billionaire François Pinault, to show off his collection.
“Foreigners feel free to make fun of Italy and complain that it’s creaky and corrupt,” said Lorcan O’Neill, a dealer who runs one of the best high-end galleries in town [Roma, Ndr]. “For whatever reason, they think it’s charming to insult Italians, never mind that then they go off and buy Prada, eat Italian food and covet Ferraris.” But, he adds, the state still thinks of culture in terms of antiquities, so that’s where the money goes.
“It’s medieval,” the veteran curator Germano Celant said. “All these different villages, city against city, museum against museum — every institution is a one-person project; otherwise nothing happens. There’s no structure, no official culture of expertise.”
Talk about accumulating a modern art collection out of the Venice Biennale — a ready-made source that could have produced a first-class museum — typically came to nothing.
So private collectors have been left to pick up the slack, for which they’re not really suited. The Italian tax system further burdens them.
Lia Rumma opened a gallery in Naples in 1971, then a second one in Milan 18 years later. She showed Minimalism and Conceptualism when they were nearly unknown here. She nurtured a coterie of young collectors.
“But the market can’t substitute for what really sustains artists, meaning museums, public support and recognition,” she said.
In Turin, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, oversees a foundation that has staged a variety of world-class shows. “When I started to collect and visited Germany and London,” she said, “I was shocked to see contemporary Italian artists who were nowhere to be found in Italy. The focus here on antiquity is a way not to be involved more in this moment. But I think things are changing.”
They clearly have changed in Turin. The Castello di Rivoli Museum of Contemporary Art now totals maybe 300 works, mostly large installations. Lothar Baumgarten has painted the walls of one room an electric blue and added bird feathers. Sol LeWitt did murals in another room. About 100,000 people visit each year.
“It’s only recently that people in Italy have begun to recognize contemporary art as a cultural value, which other countries use, for economic purposes,” Marcel Beccaria, the curator, said. “Italians have been slow to see there’s a whole economic world out there that rotates around it.”
But Turin is one case, Rome another. Pepi Marchetti Franchi, who manages Larry Gagosian’s new gallery here, said of Mr. Gagosian: “When he first saw Rome long ago, he fell in love with the city, and now he can afford to be extravagant, and he thinks artists he’s interested in will feel the same way about exhibiting here. It’s not for the market. There hardly is any market.”
Where Rome ends up will depend partly on Maxxi, the state’s modern art museum. A building is under construction. Anna Mattirolo, who has worked in the government arts administration for years, directs it. She said it had been tricky, over the years, getting Culture Ministry bureaucrats to approve contemporary acquisitions. But it has gotten better, she said.
“It’s our culture,” Ms. Mattirolo said. “There’s no point in fighting it. It’s impossible to say what will happen. All I know is that if we call great international artists and ask them to do exhibitions, they will come.”
She added, “This is Italy,” and shrugged.”
Sono secoli che non aggiorno il blog… ma dalla redazione non mi va, anche perchè ho sempre la sensazione che qualcuno possa accedere al mio computer. Sono paranoica. Sì. Nascondo le penne con il gel perchè non voglio che me le rubino. Sì. Penso di avere la Sindrome dell’ultimo arrivato. Se non altro, i miei colleghi hanno iniziato a rivolgermi la parola. Sono anche stata”promossa”: dalla correzione di bozze, sono già arrivata alle news anonime per il sito.
Diverso, invece, in galleria. Lì sono molto più a mio agio, anche perchè la mia gallerista ha la mia età, le mie stesse passioni, i miei stessi gusti, e mi fa i complimenti quando metto le Dr. Martens. Cosa che non capitava dal 1998. Alla fine, lavorare a un sito, parlando in inglese e ascoltando Amy e Pete, è quello che ho sempre desiderato.
Naturalmente, oltre il lavoro ufficiale ho tutta una serie di articole già prenotati in precenza da scrivere. Dopo pause pranzo saltate, e nottate al computer, me ne sono rimasti solo due.
Ho anche avuto il tempo di curare una mostra, e dirigere e recitare in un evento per la multiculturalità delle donne, nel frattempo. Non mi sono neanche fatta mancare l’inaugurazione “tre metri sopra il cielo” dei pulcini.
Ora, sono da raccogliere con un cucchiaino. Meno male che il viola delle occhiaie si intona con il verde dei miei occhi. Ho passato tutta la giornata a dormire per cercare di recuperare.
Io…
…voglio una vita tranquilla, perchè è da quando son nata che è disperata, spericolata, però libera, verde e sconfinata.
Long time no hear… ne è passata di acqua sotto i ponti, e con una velocità pari a quella delle cascate del Niagara.
Nel giro di meno di 12 ore mi sono ritrovata con un lavoro fisso in una delle riviste d’arte più famose. Redazione di mattina (e potete vederne una testimonianza sul Fotolog), e galleria di pomeriggio - gestita dalla figlia del direttore.
Stamattina, primo giorno. Tanto vuota la mattinata, quanto delirante il pomeriggio, ma è meraviglioso.
Prima di tutto questo, avevo anche pubblicato una recensione su Lobo, la potete leggere qui, stavolta vale davvero la pena. E poi, la curatela della mostra del 12, l’evento multiculturale il 15… e oggi forse un altra esposizione con LSB.
Stakanovista fino in fondo. E pensare che, con la primavera, mi era tornata la voglia di uscire.
When in Rome do as the Romans do
Scambio surreale di sms su un eurostar mattutino. Lei ha 25 anni, e sta andando a Roma a intervistare un critico inglese dal suggestivo nome di Cordon Bleu; lui di anni ne ha 27 ed è presumibilmente in ufficio a fare l’ingegnere.
G: “Modena. Sto pensando di vendere il basso e comprare una chitarra… Colpa dei Libs… Evidenti segni di regressione adolescenziale, comincio a preoccuparmi. Però in tutto questo ho grandi ispirazioni per l’intervista.”
G: “E poi anche la vita non aiuta! La Ste mi manda msg per chiedere se ci stiamo a regalare tutti insieme un trolley all’Andre… Ora sembra davvero Inland Empire… Dove è il coniglio? Cmq fammi sapere… e ricordati la trimurti che scuote la testa”
S: “Benissimo…grandi ispirazioni…penso che lo scambio basso/chitarra sia l’effetto del viaggio in treno…”
G: “No, in realtà penso di essere ancora in tempo per diventare una rock star…”
S: “Un trolley? Sto per svenire dalle risate…anzi…fa talmente ridere che ci sto… hahahaha… mi sembra molto adatto”
S: “Si è sempre in tempo per diventare rock star… ricordati le parole dei saggi Finley…”
G: “Esatto, un trolley… E’ talmente assurdo che fa il giro e diventa il regalo del secolo… Allora dò conferma alla Ste… Ma soprattutto, proibiscimi di ascoltare Pete come alle ragazzine americane di fare sesso, please!”
S: “Con una bella cintura di sordità”
G: “Hai vinto, non riuscirò mai ad eguagliare una tale affermazione. Lo scettro è tuo. Ma se ho tempo dopo vado a farmi scomunicare. Bacio.”
Dopo circa un’ora…
G: “Sono a Prato e vedo il mare all’orizzonte… Gli allucinogeni nell’aerazione li mettono per distrarci dalla mezz’ora di ritardo?”
S: “Sì, sì, anche dalle pantegane che fanno il treninon in corridoio… pepepepepepe pepepepepepe pepepepepepepepe…A-E-I-O-U-Y A-E-I-O-U-Y”


