Lunedì, 24 Settembre 2007 at 9:55 pm (Cinematic, Io e l'arte, Life, Uncategorized) (, , , , , )

Il weekend ha visto il mio rientro nel mondo dell’arte contemporanea, e la mattinata di oggi tragicamente nel mondo del lavoro. Ma procediamo per ordine.

Non sono mai stata una fan di START, soprattutto da quando nell’universo delle inaugurazioni è stato dichiarato fuori moda il buffet. Tuttavia, questa volta era proprio l’inizio della stagione, erano mesi che Milano giaceva in letargo, e quindi, mi è toccato. O meglio, ci è toccato, perchè Happy Hippo, ovviamente, mi ha seguito in tutte le peggio cose.

L’inizio è stato procacciato da Zanchetti nella persona fisica della Ponga, la quale ha proposto l’incontro con Fabio Mauri alla Galleria Milano,ore 17. Le premesse non sono delle migliori, dato che la strada della galleria è stata bloccata tutto il giorno a causa di un allarme bomba per un pacco abbandonato. Fatto brillare il finto ordigno e ristabilita la situazione di calma, eccoci qui, seduti ad ascoltare il simpaticissimo Fabio Mauri, simpatico come tutti i concettuali, che piuttosto di dirti una buona parola si farebbero prendere a sprangate sui denti, convinto di essere il solo al mondo ad aver capito il vero significato dell’arte. Parte dalle sue installazioni del 1957. Alle 18.50 e al 1977, dopo che già Zanchetti aveva abbandonato la sala, anche noi lasciamo sconfitti, sapendo di non poter sopportare altri 30 anni di opere.
Iniziamo il giro lanciato di gallerie: Ashley Reid alla Nowhere Gallery; pareti bianche da Suzy Shammah (che lei stava abilmente vendendo a un signore in camicia Burberry’s (la stessa che HH aveva provato il giorno prima al Salvagente)); Photology, con una mostra molto interessante di Claudio Abate; Marco Cingolani da Antonio Colombo (che schifo la mostra, ma che figo il figlio indie di Antonio Colombo!); e infine Marzia Migliora da Lia Rumma. Sono ormai le 19,30 e non abbiamo cenato, e neanche ceneremo, visto che dobbiamo arrivare alla Fiera a Rho, per il concerto per i Beatles con Jarvis Cocker. In tangenziale c’è un casino incredibile, voglia del concerto zero, ma soprattutto FAME! Comunque partiamo… Arrivati all’altezza di Rozzano, un donut rosa mette fine a tutti i nostri buoni propositi intellettuali. Ed eccoci al Medusa, a mangiare Falafel e Hummus con in tasca i biglietti per il film di Simpsons. Che a dire la verità avrebbe potuto essere meglio, gli episodi, forse anche per la durata minore, regalano spunti migliori. Ma Spider Pork vale da solo i 7,5€ del biglietto. Da notare il fatto che io ridessi a battute che nessuno capiva (naturalmente) e che i momenti di maggior divertimento per gli altri non mi tangessero minimamente.

Così, finisce il venerdì. Il sabato è tranquillo, praticamente abbiamo solo dormito e fatto la spesa. MA… alle 21 (dopo la pizza con le cipolle di Jack) arriva un messaggio della Ve, lei e Pippo stanno andando alla festa di Start (di cui anche noi avevamo gli inviti ma che avevamo tranquillamente cancellato dall’agenda). Quindi, direzione Triennale Bovisa. La festa è strana, c’è un po’ di gente, ma nessuno di noto. Beviamo qualcosa, ma a mezzanotte e mezza abbandoniamo. Non prima di esserci messi d’accordo per il giorno dopo, per prendere il trenino dell’ammòre, ovvero le navette di start, che portano gli amanti dell’arte in tre itinerari guidati tra le gallerie dell’associazione.

Ebbene sì, proviamo anche queste. Io e HH tranquilli, scegliamo quella delle 17, quindi ci concediamo comodamente Verissimo sul divano quando… La Ve, che stoicamente aveva deciso di prendere tutti e tre i mezzi, ci avvisa che quasi non c’è più posto (sono le 15) e che prende lei i biglietti anche per noi, per l’itinerario a Lambrate. Alle 17 siamo puntuali in piazza Oberdan, pronti per il giro. 17.15, la navetta non si vede, ma una voce mi chiama. E’ la ragazza al gazebo dei biglietti, che mi conosce (perchè io non ho idea ancora adesso di chi sia -> non ce la posso fare!) perchè siamo andate in gita insieme in Svizzera l’ultimo anno di università. Mi racconta del lavoro da schiavi per Start, di come il comune faccia di tutto per ostacolare queste iniziative non concedendo i patrocini e le sponsorizzazioni, e per questo le cose si possono fare solo in piccolo, e infatti la gente si picchiava per salire sui pullmini. Arrivano le 17.30, ma la navetta ancora non c’è. Finalmente, dopo altri 10 minuti, arriva. Naturalmente noi siamo il turno sfigato, e dobbiamo tagliare metà del percorso per ritornare in tempo. Vediamo comunque tutte le gallerie di via ventura, finalmente, che non eravamo mai riusciti a visitare: De Carlo (che ha in mostra un artista cinese, che fa molto trendy; Zero, prossima al trasloco, che ha approfittato dello spostamento per demolire completamente la galleria; Minini, come sempre in punta di piedi, con le sue artiste pulite e educate, e Klerkx. Sono anche oggi ormai le 19, e scappiamo a casa (nonostante da Zonca&Zonca ci dicono sia allestito un buffet strepitoso), perchè alla tartare di Luha non si comanda.

E si arriva a stamattina, alla vernice stampa della mostra di Vivienne Westwood a Palazzo Reale, per la quale avevo ricevuto un invito via email, al cui ufficio stampa avevo confermato l’accredito. Si sa che le signorine degli uffici stampa non sono propriamente simpatiche, che probabilmente non hanno molte frequentazioni maschili, e che spesso pensano di controllare l’universo mondo. Ma oggi hanno esagerato. Ok, io non scrivo per il prestigiosissimo Flash Art, o per il benemerito Corriere della Sera, ma il mio lavoro lo faccio, e bene, e molto più seriamente di molte persone che invece siedono nelle alte sfere.
Quindi, mi avvicino al tavolo degli accrediti stampa, e porgo il mio biglietto da visita, su cui campeggia a tutto campo il logo della mia testata, l’indirizzo del sito, il mio nome e tutti i miei recapiti. A prova di imbecille. A scanso di equivoci dico alla signorina che dovrei essere sulla lista accrediti. La giovane porge il mio biglietto alla sua capa, dicendole della lista, e la grande faccia di culo risponde “non è vero, ma va bene”. Io mi stavo già allontanando, ma sentendo quelle parole mi sono rifiondata al tavolo, e con aria assai stizzita, ho replicato alla signora “mi avete mandato l’invito elettronico, e io ho confermato la presenza”. Lì, la tipa trasale, e chiedendo il nome della testata - perchè leggerla evidentemente era troppo difficile, dice “ah, sì, è vero…”. già, è vero. Perchè mai dovrei mentire su una cosa così? Comunque, sono superiore, e invece si accalcarmi al tavolo della colazione, mi siedo nella sala stampa. Accanto a me, un paio di signore veterane del giornalismo di moda, che mi chiedono del mio giornale e della mia carriera, e con cui chiacchieriamo di Viv e ddell’assessore. Alle 9 puntuali, Vivienne Westwood arriva, splendida come sempre. Si siede, ma bisogna aspettare Sgarbi per iniziare. Il quale si presenta alle 9.45, dicendo che voleva dormire, pensando che non si sarebbe presentato nessuno, dato che la mostra era stata presentata venerdì in occasione dell’inizio della settimana della moda. Sempre rispettoso del lavoro degli altri, l’assessore. Comincia il suo discorso, facendo squallide battute sulla sessualità di Formigoni e della Santanchè, poi della Moratti, citando come sempre Arte e Omosessualità, e finendo con il consueto panegirico sulla sua personale genialità e il grande contributo che ha dato in prima persona alla mostra. Vivienne, che capisce perfettamente l’italiano, avendo il quartier generale proprio qui a Milano, lo guarda schifata. Finalmente finisce la conferenza, cominciano a distribuire i cataloghi. Provo a chiederne uno - cosa che faccio sempre. Faccia di culo mi guarda come se le stessi rubando qualcosa, e mi risponde “Assolutamente no, è solo per i quotidiani”. Che poi, voglio dire, un sito specializzato ha un determinato target di lettori, che sicuramente non mette le pagine d’arte del quotidiano sul fondo della lettiera del gatto, come il 90% dei lettori. Vabbè, niente catalogo, inizia il giro guidato alla mostra con Queen Viv che spiega. Ma non può fare un passo che i fotografi e i cameraman non le stiano a 4 centimetri. Ha 66 anni, e la voce è quella che è, tra microfoni e operatori non si riesce ad avvicinarsi e non si sente assolutamente nulla. Anzi, appena si trova uno spiraglio, uno degli educatissimo fotografi ti insulta perchè impalli l’inquadratura, come se noi fossimo lì a giocare, e non a lavorare come loro. Ok. Dopo stamattina non ho più bisogno di andare in Giappone per diventare zen. Finisce grazie a Dio anche il giro, è il momento delle interviste one-on-one. Ovviamente, di poterle fare qualche domanda non se ne parla, qui l’accesso è ristretto addirittura alle televisioni nazionali. Rimango comunque, per ascoltare le cose che dice agli altri, ma non si riesce, bisogna stare alla larga. Non demordo. Rimango, e mi siedo sconsolata nella sala stampa per guardare da lontano. Mi giro, e seduta accanto a me c’è Silvia Toffanin, lì per Nonsolomoda. Un’altra ragazza lì sconsolata comincia a parlarle, e iniziamo a conversare. E’ molto gentile, veramente easy, parla tranquillamente senza tirarsela, ci dice anche come fare per mandare un curriculum a Verissimo, ci spiega della ricerca della fotografia molto curata nei servizi di Nonsolomoda e ci confida che se il simpaticissimo entourage della Westwood non le fa fare l’intervista dove hanno scelto, riciclano senza problemi un’intervista vecchia fatta a Londra. E’ una grande. Ormai sono le 11.30, le situazione non si sblocca. Me ne vado.
Scendo nel cortile per uscire, quando noto del movimento all’ingresso della mostra di David Lachapelle. La data di apertura è domani. Vuoi vedere che… E infatti, a mezzogiorno, press conference della mostra! Perche se errare è umano ma perseverare diabolico, io ora ho coda e cornini! Risalgo nella maledetta sala delle otto colonne infami: c’è ancora la Westwood che sta finendo un’intervista. Aspetto, come sempre, e appena conclude, mi avvicino, le chiedo di autografarmi la locandina, e la saluto, alla faccia di Fasadichiulo. Nel frattempo, il tavolo degli accrediti è stato smantellato, e gli inservienti hanno portate le brioches avanzate dalla colazione! Grande festa, quelle al cioccolato sono stupende. Mentre mastico, arrivano Pol e Davide, e si ricomincia da capo con il caro David Lachapelle. Della serie, l’abito non fa il monaco. Io, ok, sembro molto più giovane della mia età. E Pol ha i dreadlocks e un piercing al labbro inferiore. La scena è la stessa di prima, sembra sempre che stiamo rubando qualcosa. Questa volta i cataloghi sono solo per le testate nazionali. Che poi, voglio dire, un sito internet è accessibile da tutto il mondo…
Sgarbi, non ci possiamo credere, dice esattamente le stesse cose di prima, non curandosi del fatto che le persone presenti sono le stesse, e da gran signore tiene a sottolineare che lo slittamento della mostra di sei mesi non è colpa dell’assessorato ma dell’artista che ha voluto più tempo. Lachapelle arriva in ritardo, perchè la sera prima aveva organizzato un megafestone. Anche lui è disponibilissimo, a riprova che tutte le dicerie sugli artisti sono artefatte alla perfezione dagli uffici stampa. La Conferenza dura poco, e scendiamo per vedere la mostra. Ma a metà dello scalone mi accorgo di aver dimenticato il maglione in sala. Torno su di corsa, non c’è quasi più nessuno, e ne approfitto per farmi autografare anche la cartella stampa da David, che mi ringrazia per avergli chiesto di farlo.

C’è da dire che entrambe le mostre sono assolutamente da vedere, al di là di tutte le polemiche. Interessanti, con un congruo numero di opere e bene allestite, ma soprattutto interessanti, cosa rara di questi tempi a Milano.

E domani si ricomincia…

1 Commento

  1. Lele ha detto,

    Martedì, 25 Settembre 2007 a 10:22 am

    Spider pork
    spider pork
    il soffitto tu mi spork…..

    Mi-ti-co!!

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