Ho provato a dormirci su, prima di scrivere, perchè i commenti a caldo sono sempre poco coerenti. Ma non è cambiato nulla.
Dunque, come anticipatovi, ieri sera c’è stata l’inaugurazione della JZ Art Trading. Il proprietario, che risponde alle iniziali JZ, è Jonathan Zebina, calciatore professionista, attualmente difensore nella rosa della Juventus.
Giorni e giorni di articoli su testate più o meno culturali, per spiegare di come anche i calciatori siano appassionati e esperti di arte contemporanea, e di come questa passione abbia spinto il francese ad aprire uno spazio suo. Poco credibile di base, anche se il Curatore, gobbo dalla nascita conclamato, mi disse le stesse cose quasi un anno fa e in tempi non sospetti.
Poco credibile soprattutto se il nome scelto per la galleria ha in bella vista la parola TRADING, che poco si intona con la passione.
Zebina sceglie, come opening, una personale di Ben Vautier. Io adoro Ben Vautier, lo trovo il pazzo visionario più poetico che ci sia, ma nel mondo dell’arte tutta la corrente del Nouveau Realisme occupa una posizione a dir poco discussa e discutibile, ed è ormai, considerata l’arte da Telemarket.
Dunque, non proprio una scelta coraggiosa (del resto, è un difensore esterno il gallerista), ma gradevole. Sarebbe stato sicuramente peggio Paladino.
Arriviamo all’inaugurazione in ritardo, la Ponga (compagna ideale per una serata del genere) aspetta me e Happy Hippo davanti all’accademia, e mi manda sms riferendo di presenze inquietanti di pullman con vetri neri.
Finalmente giungiamo sul posto, e l’aura di irrealtà che aleggiava nella mia testa vede una concreta realizzazione nella reatà: all’ingresso di via dei fiori chiari ci sono schierate almeno quattro guardie giurate.
Raggiungiamo la galleria, piccola per la verità, ma in luogo alquanto strategico: anche lì, due guardie davanti alla porta, tutti in fila per entrare, ovviamente modelle e sciacquette entrano per prime, gli altri devono stare in coda. Entra solo Samu, di slancio, probabilmente per il cappotto di Capitan Harlock che ha sempre addosso.
Guadagnamo l’ingresso anche io e la Ponga, Ben sta parlando al microfono, una specie di performance, ma nessuno se ne accorge. Alcuni, anche un po’ scocciati, chiedono “ma chi è quello, cosa ha da urlare?”. Bene. Wow.
Zebina è in smoking, molto carino dal vivo. La galleria è gremita, non ci si muove, la mostra il solito delirio grafomane di Ben, molto interessante. I presenti, art addicts che dicono “sarà anche famoso, ma le opere di questo qua non mi piacciono”, passanti incuriositi, ma soprattutto quattordicenni in cerca di autografi, giornalisti e paparazzi. E modelle. E vips.
C’è Mara Venier con una pelliccia di gorilla rosso fuoco, Elisa Triani cheap in gessato da balera, la Seredova con Gigi, Camoranesi, Ciro Ferrara, quasi tutti i nuovi juventini giovinetti da serie B. E i fotografi impazziscono.
Poco importa se Ben ha preso il microfono un’altra volta, ad ascoltarlo ci siamo solo io, Ponga e Happy Hippo, e una signora, padrona nell’ambiente, ci chiede gentilmente di uscire per permettere a chi è fuori di entrare. Ovvio che rimaniamo lì. La Ponga dice a Ben “guardi che nessuno la ascolta”. Lui è un grande, le risponde “je m’en fou, Andy Warhol consigliava di firmare sulla celebrità altrui, e io sono qui per questo!”. E’ un dio.
Ha ragione, la Ponga, sarebbe stato bello ieri sera chiedere a tutti i presenti “scusi, chi è Ben Vautier?” e sentire le risposte. Era grottesco vedere le telecamere di Sky Sport, giornalisti sportivi spaesati. Ma finalmente ho capito come si vive di solo presenzialismo - perchè non ditemi che la Venier o la Triani erano lì per interesse all’arte nizzarda contemporanea.
Finalmente, il grande passo è stato compiuto: anche l’arte è stata sdoganata. L’ultimo baluardo dell’intellettualismo culturale è stato abbattuto, con calciatori, veline e buttafuori anche in galleria.
RIPRENDIAMOCI LE DISCOTECHE!