Lo fanno tutti, tocca anche a me. Che dire del 2006? Nonostante tutti i casini, per me è stato un anno estremamente positivo.
Io e Samu ci siamo lasciati almeno 46 volte, ma siamo ancora qua, insieme, e la cosa mi rende immensamente felice.
Ho viaggiato tantissimo, ho aggiunto 3 timbri sul passaporto, che mi porta a un punto dalla vittoria; ho incontrato culture diverse e lontanissime e me ne sono innamorata, ho deciso che, oltre ad avere un quarto burino, in me devo avere anche un pochino di Arabo. Ho fatto il bagno nell’Oceano Atlantico e nel Golfo Persico (qui, peraltro, a metà novembre, mentre a Milano ci voleva già il cappotto), ho collezionato 6 decolli e altrettanti atterraggi, eguagliando il record del lontano 1998 (anno a cui risaliva tra l’altro, l’ultima visita in un paese arabo).
Poi, Berlino, e la scoperta della magia estrema di questa città, e la voglia di essere un angelo.
Ma in tutto questo, c’è stata anche Perugia: una settimana da delirio, che ha dato inizio al nostro sodalizio con il Curatore, e che ha cementato la mia amicizia con Alice.
Amici che vengono e amici che vanno - come dice anche Lele. Ho trovato una vera amica in Alice e ne ho persa un’altra che in fondo non è mai stata tale. Ho ritrovato la Milla, e neanche l’oceano Atlantico e 11872.920690034372 kilometri sono riusciti a separarmi da Matthew. E poi, lo Gnorry, il Vito, il Marti, Riky, Saba, e soprattutto l’Ing.Kamagna, che, con la sua ex signora, ha condiviso con noi le vacanze probabilmente più belle della mia vita (so far…).
Siamo diventati grandi, alcuni hanno finito l’università, bene o male tutti lavoriamo, e quindi addio a vacanze freestyle e shopping selvaggi; ma (almeno io e Samu), siamo rimasti ancora ragazzini: siamo andati fino a Bologna per vedere i Babyshambles, fino a Genova per ballare elettronica alla lanterna, e fino a Torino per gli Editors e i Franz Ferdinand (due sere diverse, ovviamente). Il mio compleanno mi ha regalato Carl Barat e Graham Coxon live, abbiamo visto mille concerti (perchè poi con Pete abbiamo replicato anche a Milano), che ci hanno fatto sentire bambini o troppo vecchi per certe cose.
E poi:
- “Le jeune homme et la mort” con Roberto Bolle, agli Arcimboldi, che ci ha regalato 15 minuti di metapoesia e bellezza sublime, e anche un cena surreale con Landre e MarcMarc
- Una cena a Roma con Pol, Alice e il Curatore, durante la settimana perugina, fatta di delirio a base di Renato Zero
- “Collezione privata” a Radio Deejay, serata magnifica, fare la radio è veramente una figata.
- Il Curatore che mi fa tenere lezione a Brera
- Il servizio fotografico con Matthew per il progetto da portare all’esame di Ultime Tendenze.
- La mostra di Magritte a Como per fare pace, finita con una pioggia incredibile
- Le Keftha del primo pranzo a Marrakech
- Madame Westwood e tutta la sua corte, e comunque l’esperienza vigevanese
- La mia prima 5A in falesia, senza mai aver arrampicato prima.
- Pete Doherty dopo il concerto di Milano, “The pen is not working”, e io in versione afterMedusa
- La performance Dada con Samu, l’Ing.Kamagna e Gorni
- I contrabbandieri in motoscafo dall’Oman all’Iraq
- LaRaffy e i 10 orologi falsi alla dogana di Malpensa
- Opera alla ribalta delle cronache per il picchetto contro il campo nomadi
Uff…avrò dimenticato un milione di cose. Se qualcuno ha voglia di aggiungere qualcosa, è il benvenuto. Buon 2007 a tutti.
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Dopo la notizia del campo nomadi di Opera in apertura di Studio Aperto, trovo doveroso esprimere il mio punto di vista. La farsa del picchetto dura ormai dal 21 dicembre. Le persone che partecipano si fanno portavoce, ma di chi?
- Striscione 1:”1000 OPERESI DICONO NO AL CAMPO NOMADI”:Ok. Ma gli operesi sono 15000, quindi loro un quindicesimo della popolazione. Un po’ in minoranza no?
- Striscione 2:”PRIMA LE CASE AGLI OPERESI”: Non sapevo davvero che gli operesi avessero bisogno di case. Forse sono cieca, ma di homeless o famiglie sfollate a Opera non ne ho proprio viste. La popolazione è composta per lo più da medio borghesi con SUV e signora impellicciata, con la villetta e la fabbrichetta (con la E aperta, obviously). Che case vogliono?
- Striscione 3:”RAMAZZOTTI VAI A CASA…CHE TE LA STANNO SVALIGIANDO”: Ramazzotti, per chi non lo sapesse è il sindaco. Particolare comunque ininfluente, davanti a una tale ignoranza.
Intanto, 77 persone, di cui 32 bambini, passeranno i mesi più freddi (gennaio e febbraio) in una tendopoli, senza riscaldamento, dopo aver accettato di firmare un patto di legalità con la cittadinanza ospitante. I bambini andranno a scuola e gli adulti svolgeranno lavori socialmente utili.
Ma c’è una cosa che, effettivamente, mi lascia perplessa più di ogni altra. Effettivamente, il sindaco, dov’è? Questa latitanza è a mio avviso vergognosa. Non solo non ha mai parlato alla popolazione, ma ha anche revocato un consiglio comunale pubblico.
Ma andate a zappare, voi picchettatori (e un po’ anche il nostro primo cittadino pusillanime), che di braccia sottratte all’agricoltura ce ne sono tante, aggiungere anche le vostre sarebbe veramente un peccato, sopratutto per voi che del profitto fate una ragione di vita…e poi bruciate le tende della protezione civile volontaria.
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Ufffff…stanchezza e torpore.
Il post sulla mostra di Israele l’ho scritto ieri, ma mi sono accorta solo ora di averlo salvato e non pubblicato. Rimediato all’istante.
Potrei fare la pubblicità dell’Astenia.
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Ieri ho visitato ben due mostre, entrambe a Palazzo Reale: quella di Boccioni, e Israele arte e vita.
Che dire di Boccioni, è morto nel 1916, era la quarta mostra su di lui che vedevo, non è che potessi rimanere più di tanto estasiata. L’estasi poi è durata ancora meno quando ho scoperto che tre quarti delle sculture di cui si parlava erano perse, e quindi la mostra si basava su riproduzioni fotografiche dell’epoca delle opere. Voto:3. Volevo anche suggerire alla curatrice di andare a rileggere il rapporto che lega l’antigrazioso boccioniano alle maschere delle Demoiselles d’Avignon, che forse non ha capito bene.
Israele arte e vita, invece, è stata la catarsi. Due premesse sono d’obbligo: primo, che ho la massima stima di tutti gli artisti mediorientali, perchè li ritengo dotati di un talento unico. Secondo, che la mia posizione politica mi porta a schierarmi al 100% con i palestinesi, per quanto riguarda la situazione del paese. Nonostante questa seconda cosa, ero molto ansiosa di vedere questa mostra. E in effetti è stata incredibile.
L’allestimento propone in ordine cronologico inverso l’evoluzione dell’arte del Novecento israeliana, soprattutto prendendo in considerazione l’Accademia di Belle arti di Gerusalemme, fondata nel 1906 (e quindi, nell’anno del centenario). E’ impossibile non notare, nel percorso, come una società che vive in una situazione di tensione sociale fortissima, e con un pessimismo e un’incertezza radicati storicamente, con il peso della Shoah che pende come una spada di Damocle, abbia proprio bisogno dell’arte per esprimersi liberamente.
Ad aprire la mostra, nella parte didattica, c’è un documentario ottimo: “Bonjour les enfants”, una serie di interviste a giovani tra i 17 e i 20 anni, per lo più di Tel Aviv, sulla loro vita contemporanea, e la convivenza con gli arabi, con gli attentati, con la politica e con il futuro. Parole che ipnotizzano, e che, meglio di qualunque telegiornale o quotidiano, aiutano a capire la condizione esistenziale della nuova generazione di un paese in bilico.
Dopodichè la parte propriamente artistica presenta dei lavori di altissima qualità e poetica, anch’essi sempre in bilico tra denuncia sociale e voglia di liberazione dal grande peso di Israele: dalle faccine in ferro di Menashe Kadishman, alle video installazioni di Michal Rovner, alla metafora della Terra Promessa di Gal Weinstein e le dissacranti fotografie di militari di Adi Nes, per citare solo gli strettamente contemporanei.
Una grande mostra. Parola di martire di Al Aqsa.
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Finalmente il 27 dicembre! Gli equilibri pian piano si ristabiliscono, e la quantità di cibo da mandare giù diminuisce. Alla fine, sono sopravvissuta a:
- Merenda della vigilia qui con Happy Hippo
- Cena della vigilia da amici
- Pranzo di Natale con la mia famiglia
- Cena di Natale con la famiglia di Happy Hippo
- Cena di S.Stefano, con scusa falsissima di finire un po’ di avanzi tutti insieme.
Tanto per ricominciare la mia vita regolare, non trovo più il quaderno che porta in sè i frutti di una mega ricerca che sto facendo su Bruce Nauman, per un progetto che tanto non andrà mai in porto. Soprattutto ora che la mia conoscienza è alla deriva da qualche parte.
Ma una cosa degna di nota c’è, e ve lo devo proprio dire: per la prima volta, una mia notizia è uscita su Exibart.onpaper. Fino ad adesso avevo pubblicato solo sul portale on line. Ma quando ieri sera ho aperto l’onpaper e l’ho vista lì, mi sono quasi emozionata…
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Have Yourself A Merry Little Christmas
Have yourself a merry little Christmas,
Let your heart be light
From now on,
our troubles will be out of sight
Have yourself a merry little Christmas,
Make the Yule-tide gay,
From now on,
our troubles will be miles away.
Here we are as in olden days,
Happy golden days of yore.
Faithful friends who are dear to us
Gather near to us once more.
Through the years
We all will be together,
If the Fates allow
Hang a shining star upon the highest bough.
And have yourself A merry little Christmas now.
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Dunque dunque, la settimana Seasons’ Greetings sta procedendo…e sta regalando anche della notorietà al paese in cui vivo. Cronaca e mondanità procederanno di pari passo in questo post. Ma andiamo per ordine.
- GIOVEDI 21: Mentre tornavo a casa dopo il karaoke contest, mi dà un passaggio una delle migliori amiche di mia mamma, che mi vede persa e sola alla fermata del tram. Parlando del più e del meno in macchina, viene fuori che il sindaco ha predisposto la creazione di una campo nomadi nell’area che di solito ospita le giostre e il circo. Per chi non conoscesse Opera (ovvero tutto il mondo tranne i suoi 16000 sfigatissimi abitanti), lo spazio circense è proprio all’ingresso del paese, di fronte a dei palazzi appena costruiti, alcuni non ancora terminati, quindi ormai pienamente inglobata nel centro abitato. Comunque, dopo un viaggio estenuante, riesco a tornare a casa: alle 22 ci aspetta il concerto del nostro amico Landre (ormai non ha neanche più l’apostrofo).
Il posto è una bettola in via Montegani, fredda e con delle tovaglie nere di paillettes tipo cartomante. Suonano bene, circa un’oretta. Ma dopo il gig Landre se ne va a casa senza neanche fermarsi a dire due parole - io penso fossero almeno 6 mesi che non lo vedevo. Vabbè.
- VENERDI’ 22: LA RIVOLUZIONE! Durante la notte vengono bruciate le tende della protezione civile che dovrebbe servire da struttura di prima accoglienza per il campo nomadi, e un gruppetto di “facinorosi” organizza un picchetto per evitare che i lavori vadano avanti. Il paese è in subbuglio.
Ma l’evento topico della giornata è il ritorno in Italia di Arroganza, dopo circa un anno e mezzo di assenza dalle scene milanesi per il trasferimento nella grande mela. L’occasione dell’incontro è la festa a casa di L. La serata in realtà rimane un po’ lì, sinceramente non amole occasioni in cui le uniche possibilità di dialogo sono il fare sfoggio della propria vita meravigliosa. Per questo ringrazio il miticoooo Ing.Kamagna per l’interessante conversazione su Cattelan.
- SABATO 23:EL PUEBLO UNIDO JAMAS SERA’ VENCIDO. Peccato che l’orientamento politico dei manifestanti non fosse proprio allineato con quelli dei rivoluzionari cileni. Comunque, a Opera arrivano Carabinieri in tenuta anti sommossa, camionette che impediscono l’accesso alla strada del picchetto e tra i manifestanti un diciassettenne rasato completo di bomber che arringa la folla con un megafono. Purtroppo lo scarso spazio di manovra non mi ha permesso di attuare la mia personale protesta, che sarebbe stata sfilare in macchina urlando ai picchettatori “BUFFONI, MA ANDATE A ZAPPARE”.
Il pomeriggio mi ha visto in curva nord (PRIMO ANELLO) a insultare un po’ Adriano e i suoi piedi a banana. Fortunatamente, grazie a Figo la Pazza Inter ha vinto…2-1 però, con i primi 64′ sotto.
Di sera, la festa di laurea del Marti. E’ stata una serata stupenda, con tutti i vecchi amici del liceo. Finalmente, sono riuscita a stare bene con delle persone, senza sfoggi o piedistalli. Abbiamo fatto una casino atroce, in un ristorante molto chiccoso…siamo finiti a ballare “La camisa negra” e fare il trenino con “Brasil”…stupendo…
Bene…alla fine mancano ancora vigilia e Natale, S.Stefano e molto altro…
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Ora che Spongebob ha ristretto l’accesso al suo blog (ogni commento è superfluo), dobbiamo accontentarci dei miei racconti. Ma, davvero, questa lacuna sarà difficile da colmare.
Ieri sono ufficialmente iniziate le Celebrazioni Natalizie. Per ora si registrano tre momenti salienti:
- LA FESTA DI NATALE IN ACCADEMIA: All’urlo di “Giovanni, la festa!!”, la Fumagalli interrompe la lectio brevis più lunga del mondo e dà il via ai festeggiamenti natalizi. Vino a fiumi, lusso, calma e voluttà, dolci di ogni genere, compresa una sacher del tutto opinabile, creata dalle manine della Mamma, e presentata come “torta Pollock”. Divertente fare door selection per il privée dietro la lavagna. Al momento del congedo Pol si lancia anche in un bacio a G.M. che ci imbarazza ancora adesso, per il fatto che io e Alice siamo state in dovere di non essere da meno.
- IL KARAOKE A CASA DI ALICE: Dopo il party di G.M. le celebrazioni si sono protratte in forma privata da Alice. Dopo averla aiutata a chiudere la valigia ci siamo infatti esibite in un karaoke [ok, qui è necessario un aggiornamento. Si sta diffondendo come un virus questa mania di scaricare le basi musicali da internet per cantare, naturalmente pezzi tanto trash quanto difficili, tipo "Cinque giorni" di Zarrillo. Prima o poi verrà anche organizzato un contest ufficiale, sempre a casa di Alice, che vede già iscritti me, lei e Mr.Niceguy]. I pezzi interpretati sono stati proprio “Cinque Giorni”, “Don’t go breaking my heart” a duetto nella versione Elton John-Ru Paul, e “Acqua e sale” di Mina&Celentano. Da notare era il fatto che fossimo al primo piano, con le imposte accostate e la finestra spalancata.
- LA CENA DALLA ROSY: Da quando la Rosy abita a 50m da casa mia, non ci vediamo più. Ma la cena pre natalizia è d’obbligo. Presente, oltre a me e a mia mamma, anche (a)Me(ba)lissa, l’amica americana. La Rosy è riuscita a cucinare un cous cous peggiore di quello dell’Andre, e vi giuro pensavo fosse umanamente impossibile.
Martedì ho rivisto, dopo probabilmente più di un anno, anche la Ponga. Ora lavora in un’erboristeria in Corso Lodi, e passo di lì pressochè ogni giorno. Mi ha venduto una crema per le mani a base di Chinotto, radicchio e sedano. Male che vada, la userò per condire il risotto.
Ma la settimana Season Greetings è solo all’inizio…
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I vili si nascondono dietro muri di ignoranza, per paura che la disapprovazione altrui possa minare le basi della loro spocchia fatta di nulla. In questo modo, migliaia di anni di lotta per la libertà, di pensiero, di parola, di espressione, di autodeterminazione dei popoli sono vanificati, da esseri inetti che appoggiano la politica di censura e omissione che sta ammorbando la nostra società. E’ il modello BBB. Ed è quello contro cui dovrebbero tutti combattere.
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Porto un anello al dito medio della mia mano sinistra. E’ una fedina d’oro, sfaccettata, ottagonale. Era della mia bisnonna. Tutti dicono che le assomiglio così tanto, nell’aspetto.
La mia bisnonna era una partigiana, i suoi diari si possono leggere qui. Ha difeso ciò in cui credeva con i denti e con le unghie, è andata contro un regime, non si è fatta piegare da niente e da nessuno. Ha nascosto soldati inglesi in casa sua, prima della liberazione, e per questo ha ricevuto i ringraziamenti della Corona Britannica.
Probabilmente, da lei non ho preso solo gli occhi verdi, ma anche questo mio maledetto carattere, tenace, combattivo e ostinato. Sempre in cerca dell’assoluto.
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