Mercoledì, 29 Novembre 2006 at 6:00 pm (Uncategorized)

Oggi a Brera si respirava un’aria strana, e strane cose sono effettivamente accadute:

  • Mr.Niceguy ha trovato l’amore di Lady Tabella. E’ veramente un peccato che voi non conosciate i due protagonisti, soprattutto lei. Lui è la versione bergamasca e ripulita (senza vizi!) di Carl Barat. Lei è una svizzerotta di mezza età, che definire imbranata sembrerebbe attribuirle il nobel per la chimica. Con la scusa della gita a Torino di venerdì, tra i due è scoppiato l’amore, e lei si è appatellata al nostro come un dattero di mare allo scoglio. Con conseguente sbeffeggio per tutto il corridoio.
  • Giovanni Maria, così felice mentre spiegava Kline e Tobey (presumiamo fosse perchè la nostra spia Alice l’ha visto parlare fitto fitto a un tavolino dalle luci basse con un non identificato bell’uomo ieri sera, nell’enoteca di Via Mercato), ci si è improvvisamento depresso durante lo sbeffeggio pubblico della coppia dell’anno, e al nostro sparuto gruppo ha confessato quasi commosso che abbandonerà l’accademia per lo stato di degrado dell’insegnamento. Poverino. A tutti noi ha ispirato un pat-pat consolatorio.
  • La già citata Alice, non sappiamo come mai, si è (in)trattenuta per tempo infinito nello stanzino delle fotocopie con l’omino addetto, da lei sempre denigrato, soprattutto per il prezzo folle che applica, sfruttando il fatto di essere l’unica copisteria di Brera. Un’altra coppia è nata.
  • Spongebob si è creato un harem di matricole. Beata gioventù, loro ancora non sanno…

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Quando l’artista non ha nulla da dire…

Martedì, 28 Novembre 2006 at 11:23 pm (Io e l'arte, Life, Uncategorized)

Innanzitutto, ringrazio chi di dovere per il miracolo…i miei tre lettori sono diventati improvvisamente più di cento, e comincio a sentire il peso della responsabilità addosso (non è vero, amo smodatamente dire la mia su tutto!).

Ringraziamento doveroso a Becks per il commento…

…e ora parliamo dell’evento della stagione: “Cuckoo” di Nico Vascellari, presentato stasera da Viafarini.

Io penso una cosa dura e cruda: se l’artista non ha nulla da dire, allora è meglio che stia zitto. Perchè altrimenti si rischia solo di fare delle figuracce. E se le figuracce cominci a farle quando hai solo 30 anni, come campi per il resto dei tuoi giorni? Tutto ciò che ho visto stasera era già stato trito e ritrito, infarcito di luoghi comuni travestiti da folklore e di finto spirito punk giovanilistico. Tante urla nel microfono, chitarra in feedback, attori che nella folla incitano un finto pogo. Travi di legno, trucioli e paglia per terra (utile sono a sporcare i pantaloni e a ricordare gli animali da cortile di Paola Pivi). Due finti boscaioli nel cortile della galleria, che bevevano grappa per rivendicare le loro origini venete. Ma che senso ha tutto questo? Bravissimo Milovan Farronato a scrivere un comunicato stampa che facesse sembrare la performance di stasera l’opera d’arte perfetta. Ma mentire non è per niente politically correct, l’evento di Vascellari invece rientrava perfettamente nei canoni dello shock adatto alla borghesia.

E’ stata una giornata lunga e difficile, per vedere Cuckoo ho anche perso una conferenza sicuramente più divertente e interessante, tenuta dal Curatore insieme a Elio delle Storie Tese.

Altri commenti domani, dopo che ci sarà stata la tavola rotonda spigolosa sulla serata con Pol e Davide, i miei fidi consiglieri artistici.

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Lunedì, 27 Novembre 2006 at 8:51 pm (Al rogo le Accademie!, Life, Uncategorized)

Il primo semestre quest’anno è veramente deludente… non c’è traccia di arte contemporanea, non c’è traccia di insegnanti validi, non c’è alcuno stimolo per la frequenza. Che però è obbligatoria. I corsi sono vecchi: Picasso e il primitivismo, l’estetica futurista, e l’arte americana degli anni ‘50. Cose trite e ritrite. Che noia.

Intanto, la settimana si prospetta alquanto ruggente: un’inaugurazione+performance importante (Vascellari da Viafarini) domani, lezioni, l’incontro per la tesi giovedì (sempre che il Curatore non decida di avere di meglio da fare anche questa volta) e la trasferta torinese di venerdì. Ci saranno un bel po’ di cose da raccontare, spero.

Un grazie sincero alla Milla, allo Gnorry e a Samu che hanno dimostrato quanto mi vogliono bene manifestandomi il loro attaccamento al mio blog. Ora potrò rivolgermi ai miei tre lettori, come ci insegna la falsa modestia Manzoniana.

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Yes, it’s fucking political

Domenica, 26 Novembre 2006 at 1:02 pm (Life, Uncategorized)

La premessa era quella di una serata all’insegna della cultura e della politica. Ritrovo alle 20 in stazione centrale, visita alla mostra al binario 21 “Pubblicità con Giudizio”, e poi, nell’atrio est, lo spettacolo contro la violenza sulle donne. Protagonisti: io, Samu, Gnorry e la Milla.

Io e Samu arriviamo con circa 20 minuti di ritardo all’appuntamento con lo Gnorry, che intanto era già salito a vedere la mostra. Ci recuperiamo, e procediamo verso la meta culturale. L’esposizione è piccolissima, ma decisamente apprezzabile. Ci divertiamo a commentare i giudizi del giurì, approvando o no le varie censure alle pubblicità presentate. Intanto, la Milla arriva alle 21, ma dobbiamo incontrare nel frattempo delle amiche dello Gnorry. Incontriamo le ragazze a metà della mostra, ovviamente la stiamo guardando nelle due direzioni differenti (noi al contrario, loro giuste) e decidiamo di aspettarci davanti al plasma che trasmette gli spot televisivi censurati. Ci accomodiamo sul parallelepipedo di metallo predisposto alla visione dei filmati, e poco dopo arrivano anche le amiche dello Gnorry. Ci dicono che devono andare in bagno, di aspettarle lì. Non sono mai più tornate.

Arrivano le 21,30 e arriva anche la Milla, con la sua amica Fede. Nell’atrio est c’è già una folla devastante di sessantottine in assetto nostalgia; tre quinti di noi non ha mangiato e due quinti devono ancora vedere la mostra. Allora ritorniamo al binario 21, ci rituffiamo nelle pubblicità (questa volta nel senso giusto) e ricommentiamo da capo ogni decisione del Gran Giurì. Finita la mostra…cosa si fa? Spettacolo? Boccata d’aria? Panino veloce? L’ultima che hai detto!!

Usciamo dalla stazione, e ci sono ben due McDonald’s che ci sorridono. Ma non cediamo al richiamo del consumismo, e nella nostra fantanstica serata da no global, ci dirigiamo - a caso - verso il primo kebabbaro. Che immancabilmente arriva. Entriamo nell’antro, una signorina ci fa accomodare, e ci porta dei volantini colorati da cui scegliere. E’ semplice, tre piadine kebab complete e un panino kebab senza pomodoro. E cinque Coche. Lo diciamo alla tipa, che con aria interrogativa si congeda per riportare le ordinazioni al capo kebabbaro. Ma dopo un minuto torna, per chiederci di guardare il cartello luminoso numerato e indicare se le piadine che vogliamo sono le 3 o le 4. La Milla e la Fede dicono 3, lo Gnorry dice 4. La cosa si complica. La deliziosa cameriera torna dal KebabMaster, ma ecco che dopo poco tempo torna al nostro tavolo. Il panino 4 o 5? 4 grazie, solo panino, e mi raccomando senza pomodoro. Ok. Le coche 5 giusto? sì giusto. Inshallah. Nel caso di un’eventuale quarta venuta, il piano era di sfoderare tutte le nostra conoscenze di idioma arabo, e di ordinare in lingua originale. Fortunatamente non ce n’è stato bisogno.

Arrivano le piadine, e poi il panino. Orrendi. [Per chi c'era: non venitemi a dire che il kebab era buono, perchè mentireste sapendo di mentire, e poi un giorno andiamo tutti insieme a mangiarlo a Vigevano]. Tra me e Samu c’era un gentlemen’s agreement per cui la mia posizione era “tu prendi il kebab e io dò qualche morso, non ne ho molta voglia”. Ma dopo il primo morso la mia brama di sapere se sarebbe mai arrivato il punto buono, quello pieno di salsina e cipolla e patatine, fa sì che ne mangi quasi tre quarti [Per Samu: scuuuusa...non me ne sono proprio resa conto...era un vera e propria sfida tra me e lui]. Naturalmente il punto buono non è mai arrivato. In compenso, probabilmente, sul fondo delle lattine di coca c’erano degli ovuli di cocaina, data la forma singolare delle latte.

Dopo la cena luculliana decidiamo di tornare in stazione, tutti quanti orogliosi dell’eau de kebab che profuma il nostro corpo e i nostri vestiti. La situazione dell’atrio è sempre peggio. C’è Deborah Villa (la Patti di Camera Cafè) che si sgola per chiamare i fini dicitori che dovrebbero recitare sul palco e che non sono presenti, lo spettacolo è evidentemente allo sbando e la povera presentatrice non sa più cosa fare. Rimanere nel parterre è impossibile, le bandiere viola del movimento gay lesbico impediscono la visuale più remota, le sessantottine sono insopportabili. La mossa è risalire.

Ma le attrazioni dei binari sono troppo forti, rispetto a “vi leggo ora il messagio di Franca Rame, che non è potuta venire” “Lella Costa impossibilitata a raggiungerci ci ha lasciato un contributo che ora vi leggo” “Ora, la lettera di Sabrina Ferilli che è rimasta bloccata a Roma”… Vaghiamo per la stazione, cercando un distributore automatico che ci dia da bere a prezzi umani, quali non sono quelli del bar della stazione, decidiamo se salire sul treno per Kapoli o su quello per Torinn, notiamo che al 23 non c’è neanche menzione del fatto che da lì partissero i treni dei deportati [grazie Samu per il contributo storic-culturale]. Usciamo e iniziamo a parlare di sci, e cerchiamo un treno per ski Dubai.

Dopodichè, stanchi e di sinistra, la nostra serata volge al termine. Non prima di avere ideato una fotografia d’avanguardia con i cartellini “Stop alla violenza sulle donne” ancora da realizzare.

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Babyshambles - The Blinding

Venerdì, 24 Novembre 2006 at 3:06 pm (Video killed the radio stars)

E’ uscito il nuovo video dei BABYSHAMBLES! Si intitola “The Blinding”. La canzone non è spettacolare, ma il video è degno di nota. E’ stato infatti girato nella “Subway Gallery”, galleria d’arte indipendente fondata da due artisti (una italiana e un inglese) residenti a Londra. Pete fa sfoggio della sua vena artistica, dipingendo bendato (il titolo della canzone significa proprio “Accecato”), mentre lui e la band diventano parte di una vera e propria performance. Purtroppo non è per nulla facile recuperare online notizie sulla galleria, ma entra direttamente nella top3 delle mie mire professionali.

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Venerdì, 24 Novembre 2006 at 2:34 pm (Io e l'arte, Life, Uncategorized)

Un’altra giornata dedicata all’arte, anche grazie alla defezione dell’esimio professor Meneguzzo (come direbbe il nostro amico Spongebob), altre quattro mostre visitate in una mattina, con Alice, Mr.Niceguy e il Pittore. Di nuovo Araki da Zonca&Zonca, poi Francesco Granducato da Antonio Battaglia (e su questo, spenderemo parole dopo), Eliseo Mattiacci da Fonte d’abisso e Heidi McFall da Paolo Curti.

Ma parliamo di STRAW PIXEL di Francesco Granducato. Si tratta di grandi quadri, per lo più ritratti, come filtrati dallo schermo di una telecamera, con tanto di indicazione del livello batteria e della lunghezza del filmato, realizzati usando cannucce da bibita, incollate una vicina all’altra in modo da mostrare la sezione orizzontale (il buco, per intenderci). I diversi colori delle cannucce formano la tavolozza del quadro. E’ chic e non impegna, si potrebbe dire…

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Giovedì, 23 Novembre 2006 at 9:43 pm (Io e l'arte, Uncategorized)

Un altro pomeriggio, questa volta di arte e d’amore. Le vittime: Andres Serrano al Pac, Nobuyoshi Araki da Zonca&Zonca, Laura Fiume da ArteSanterasmo (in realtà siamo entrati solo perchè abbiamo visto gente e dovevamo tirare le 19 per andare all’inaugurazione successiva), e infine Adrian Paci da Francesca Kaufmann.

La mostra di Serrano è tanto bella quanto, riflettendoci, inquietante. Sorpassiamo il greatest hits del piano terra, totalmente senza senso, che a nulla serve se non a banalizzare il lavoro di un artista capace di cose veramente di grande impatyo. Nel soppalco, c’è LA MORGUE. E sono dieci immagini scattate in un obitorio (grazie al genio di TomasoRenoldiBracco che le ha prestate). E senza pretesa di spettacolo, splatter, moralismo, insegnamento, sensibilizzazione sei davanti alla morte come è. Niente altro. Solo tu e un corpo, campo neutro, immagine fissa, particolari del tutto irrilevanti su un essere vivo. Incredibile. Sconvolgente. Magnetico.

Anche Araki mi ha colpito. Specchio della cultura giapponese contemporanea, della sessualità proibita e per questo più cattiva e perversa. Donne legate alternate a nature morte di vasi di orchidee. Geishe del 2006 che posano senza pudore davanti alla macchina fotografica. La fotocamera che entra nello spazio dell’immagine e crea una metafisica. I colori sbiaditi delle polaroid, e i grandi formati dei cieli minacciosi di Tokio. Io solitamente non subisco il fascino dell’asia gialla, del Giappone, ma questa mostra ha veramente tanto da dire.

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TBVS

Mercoledì, 22 Novembre 2006 at 11:59 am (Io e l'arte, Life, Uncategorized)

Il mondo dell’arte contemporanea milanese è nelle mani - anzi, nelle zampe, di una capretta. Ma partiamo dall’inizio, ovver l’inaugurazione della Triennale Bovisa di ieri sera. Pioggerella devastante che cadeva sui cappottini di cachemire della borghesia meneghina, trionfo di mercedes e bmw da cumenda, spazi industriali all’aperto completamente inutilizzabili. Come sempre, la mia descrizione sarà per punti salienti:

  • IL CONCETTO DI CONTEMPORANEO A MILANO: Il motto di TBVS (= Triennale Bovisa, che fa molto MoMa QNS, ma lsciamo stare) è “ARTE CONTEMPORANEA E CONTEMPORANEITA’”. Artista scelto per la mostra di inaugurazione dello spazio è HANS HARTUNG, mediocre informale morto nel 1989. 17 anni fa. Del tutto particolare come concetto di contemporaneità, quello di scegliere di esporre opere dal 22 al dopoguerra. E’ proprio vero, Milano, che è la mia città, la città che amo, in cui sono nata e cresciuta, non ha la minima cognizione di cosa voglia dire ARTE CONTEMPORANEA. E la cosa mi dispiace moltissimo, ma il cambiamento deve arrivare dall’alto. Finchè rimarrà chi già c’è, non c’è possibilità alcuna.
  • IL CONTEMPORANEO IN MANO A UNA CAPRETTA: Per tutta la visita alla mostra ho avuto l’onore di essere a stretto contatto (perchè di spazio ce n’era veramente poco) con Massimiliano Gioni e Beatrice Trussardi. Il giovane (e veramente figo) curatore ha intrattenuto la sua accompagnatrice parlando di un grave problema che affligge l’installazione di Paola Pivi (ora in mostra ai Magazzini di Porta Genova): BISOGNA TAGLIARE LE UNGHIE ALLA CAPRETTA. Il veterinario la segue a stretto contatto ma non sa cosa fare, la ASL dice che devono farlo loro, loro dicono che deve farlo la ASL. Gli unici veri mentori dell’arte contemporanea a Milano sono in ginocchio per una capretta. Vale ancora il discorso del punto precedente.
  • A VOLTE RITORNANO: A intrattenere gli ospiti sotto un telone trasparente c’era ANDY, proprio quello dei Bluvertigo, e il suo DJset. Insieme a lui, la sua fidanzata e il suo fidanzato (il Roby Bottazzi, of course). Scena abbastanza comica, la consolle era inserita in un pianoforte a coda, quindi Andy che smanettava nel pianoforte, e gli altri ai suoi lati, come due guardie svizzere, con anche lo stesso sguardo perso. La vera cosa sconvolgente è stata vedere il buon vecchio, a un certo punto, baciare appassionatamente la tipa. Ma non era? No? Biadesivo? Il Roby non sembrava più di tanto infastidito dalla cosa…boh. Comunque, siamo rimasti un bel po’ ad ascoltarlo, purtroppo non si poteva ballare, CHE PALLE LA BORGHESIA INGESSATA!
  • FINGER FOOD?:Complimenti al genio del rinfresco. Che ha pensato bene di sollazzare gli invitati con delle crepes preparate a mano da due sciure milanesone, con tanto di maglioncino in lamè. Peccato che per ogni crepe ci volessero dai 5 ai 7 minuti, e che quindi la coda fosse infernale davanti al loro banchetto, comprensivo di security che assegnava la precedenza. Altro sollazzo gastronomico erano dei piccoli coni di carta oleata con dentro fritto di pesce, immangiabili perchè freddi e petroleosi. I drinks erano offerti da Havan club, e consistevano in bicchieri di ghiaccio (davvero, come la pubblicità del Branca Menta) con rum liscio. A stomaco vuoto. Due possibilità: o l’organizzatore del rinfresco era Pete Doherty, e il chioschetto del crack è sfuggito alla nostra vista; o hanno tentato la mossa dell’ubricatura degli invitati perchè non si accorgessero della mediocrità del posto.
  • A VOLTE RITORNANO PT.2: Ho incontrato Capano, il relatore della mia tesi triennale. Ci siamo salutati, abbiamo detto due parole, e subito sono stata scagata per Philippe Daverio. Ah, il mondo dell’arte..

Il cortile era adornato con una scultura di ghiaccio a forma di T, come il logo della triennale. C’era anche lo scultore, all’azione con un altro igloo, ma abbandonato quasi subito. Che tristezza…

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Riflessioni sparse di una mattina passata guardando MTV

Martedì, 21 Novembre 2006 at 11:10 am (Life, Music makes the people come together, Video killed the radio stars)

Era veramente molto tempo che non passavo la mattinata cazzeggiando tra i canali musicali, e la cosa ha prodotto anche alcune riflessioni non organiche.

  • SYSTEM OF A DOWN - MESMERIZE: pur non essendo un’amante del genere, i SOAD mi affascinano. Nonostante abbiano trascorso tutta la loro vita a Los Angeles, nelle loro melodie rimane fortissima l’influenza della musica armena, e questo mix mi fa impazzire.
  • KASABIAN - SHOOT THE RUNNER: che video meraviglioso! Animazione molto anni ‘70, echi di Jackson Pollock e flower power, che bello! Girato in Rotoscope (tecnica che consente di trasformare un girato in scena animata) , con la band colpita da enormi dripping. Anche il pezzo non è niente male, e dire che Empire, il nuovo disco non mi aveva fatto impazzire.
  • OASIS - THE MASTERPLAN: altro video assolutamente fantastico. L’ho visto in anteprima su YOU:TUBE! e, oltre al valore affettivo che ha la voce di Noel Gallagher per me in questo periodo, la realizzazione è veramente particolare. Si tratta infatti di quadri di L.S. Lowry [artista mancuniano di inizio novecento, famoso per le sue vedute di città industriali] animati e popolati di personaggi alla Sgt. Pepper’s, che illustrano perfettamente il capolavoro del genio degli Oasis, che è poi Noel.
  • THE KILLERS - BONES: FINALMENTE L’HO VISTO. Il nuovo video è girato da Tim Burton, ed è fatto di scheletri, bianchi e neri, e america anni ‘5o. Un grande genio.

Smetto qua, perchè potrei avere una parola per ogni cosa che vedo, oggi. Finalmente sono tornata nel mondo delle persone libere.

Stasera, poi, inaugurazione strettamente su invito [che ho!!] del nuovo polo della Triennale Bovisa. Ci saranno aggiornamenti. E’ veramente difficile farmi restare senza parole!

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Lunedì, 20 Novembre 2006 at 9:14 pm (Arbeit Macht Frei, Life, Uncategorized)

E’ finita. Davvero. Con lo smontaggio devastante di oggi si è definitivamente chiusa l’esperienza vigevanese, salutata con My Way nella versione di Sid Vicious a tutto volume in scuderia. Non so proprio cosa dire, perchè nonostante tutte le difficoltà e le ostilità, la malinconia della fine c’è, e veramente tanta. Continuo ad ascoltare Noel Gallagher unplugged, a pensare quanto sia ingenuo ora il punk dei Sex Pistols nel 1976 dopo i Libertines (e qui, le fustigazioni le accetto senza problemi), e ad essere convinta che le colazioni e i pranzi al Trash alla fine mi mancheranno.

Troppa nostalgia lo so…

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