Un lunedì da leoni
Come promessovi siore e siori sono qui a raccontarvi il mio 30 ottobre 2006. Finalmente il buon proposito di far sì che la mia vita non fosse più quella di un bradipo stakanovista è diventato realtà, e l’arte è tornata a farla da padrone!
Dunque…abbandono il mio amato divano alle ore 15, per recarmi al seminario di estetica in Accademia. Tema “Il concetto di simultaneità nel Futurismo”; livello della spiegazione: seconda superiore, con tanto di professoressa-scandisci-parole-chiave, del tipo “Il ma-ni-fe-sto del fu-tu-ri-smo venne pub-bli-ca-to a Pa-ri-gi, ci siamo?”. Un’ora e mezza di tedio, Segantini, e crepuscolari (a’ profe, SCAPIGLIATI, non crepuscolari, eh!!).
Dopo lezione, il mio debutto nel Club della Moda, vale a dire caffè al Bar Brera con Paola, Davide, Federica e Sara. Principali argomenti di discussione: serate gay trash al borgo, possibilità di concupire fauna maschile di vari orientamenti mentre si fa jogging al parco di trenno, abbonamenti annuali un palestra: sì/no, sport alternativi. Purtroppo, un mio improrogabile impegno alle 18,30 ha fatto sì che il convivio durasse pochi minuti, che poi penso sia il motivo per cui sono ancora qui a raccontarvelo.
Alle 18,30 Samu mi aspettava in via Ciceri Visconti per un evento artistico imperdibile. Arrivo col tram, ma in giro non c’è ancora nessuno. Per cercare un po’ di tempore, indugiamo in biblioteca a leggere l’articolo di Luca Beatrice su Linus di questo mese (…e prima o poi glielo dirò che io a 14 anni i Ray Ban li avevo, e neanche tarocchi!). Sono le 19 circa, e ci rechiamo al vernissage: una mezza pazza che si fa chiamare Pippa Bacca, di mia vecchia conoscenza virtuale, dato che entrambe siamo solite frequentare una coppia di omosessuali davvero pazzi, detti ConiglioViola, ha organizzato tre mostre in altrettanti appartamenti di suoi amici, tutti nello stesso stabile, e ieri sera inaugurava. Molto interessante come idea, molto inquetante toccare con mano la dimensione della casa che mi potrò permettere di affitare a breve (si spera…), molto gradito il rinfresco a base di caldarroste e vin brulè.
Invitati a cena dall’Ing.Kamagna per le 21, ci presentiamo io e Samu dal suddetto dopo la vernice (hahaha, traduzione italiana di vernissage, ok, basta ridere…ho detto basta!), cioè alle 19.50. Leggermente in anticipo. Troviamo il nostro che martella una mensola - pitturata di verde con una bomboletta - con una pinza, non essendo in possesso dello strumento preposto. Noto subito una certa somiglianza della stanza del mio amico con l’appartamento londinese di Pete Doherty, fatta eccezione per le scritte sul muro che dal Kamagna non ci sono. L’Ing. afferma di aver sempre voluto vivere come una rock star, e per festeggiare appoggia la mensola al muro, che ora ha una stupenda striatura verde. Per non essere da meno, probabilmente. Si avvicina l’ora di cena, e alla magione arrivano il Braggia, coinquilino ufficiale, e Gorni, coinquilino temporaneo. I banchettanti aumentano e le sedie non con loro, quest’ultime perdendo la battaglia per 5-4. In parole povere, ho cenato seduta in braccio a Samu, tra i gemiti di dolore e del mio sostenitore, e della sedia che ci sosteneva entrambi. La libagione è stata accompagnata da un’accesa discussione su come far pareggiare i conti tra spese per matrimonio - lista nozze, aggiungendo a quest’ultima l’appartamento in corso vittorio emanuele.
Per il dopo cena, la proposta era di smaltire la pasta alla Kamagna (cioè pomodoro, cipolle, peperoncino piccante, pancetta e scamorza affumicata) con una passeggiata San Babila-Duomo-Cairoli, di cui non avevo proprio voglia.
Certo che, scendi sotto casa e trovi abbandonati un boiler, una sedia e la struttura di una carrozzina da neonati; certo che, io e Gorni abbiamo una spiccata propensione verso l’arte concettuale e i due ingengeri ci seguono con entusiasmo; certo che, la sedia si incastra perfettamente nella struttura della carrozzina…SCATTA LA PERFORMANCE DADAISTA. Alacremente documentata dai due ingegneri muniti di macchia fotografica (perchè, dice il Kamagna, io me la porto sempre nelle mutande), trattasi di me placidamente assisa sul trono ambulante, nell’atto di leggere signorilmente una rivista, mentre il cavaliere dell’arte mi spinge per la città. E qualche volta, il destino è veramente fausto, specialmente quando sulla strada della tua performance incontri Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, gremito di borghesi di età avanzata, non si sa per quale motivo. Fu così che la nostra installazione mobile incontrò la sfera pubblica. Il tutto sempre documentato (appena scopro come si mettono le foto, sarà mia premura rendervi partecipi del nostro trionfo). Proseguiamo come dei novelli Picabia fino in Piazza della Scala, dove i nostri destini incrociati si dividono: la parte più radicale prosegue con l’installazione fino in Accademia, mentre io e Samu torniamo alla macchina per colpa del mio lavoro mediocre…
DIE KUNST IST TOET
DADA SIEGT!


